Al momento il canile di Ravenna accoglie una novantina di esemplari, un numero di poco superiore alla media degli ultimi anni. Il destino degli ospiti non è necessariamente rimanere nella struttura di via Romea Nord. «Quando riusciamo a far adottare un cane sentiamo che il nostro lavoro si è pienamente realizzato – esordisce Idio Baldrati, presidente della cooperativa La Pieve che ha in gestione il canile –. Per noi è la vittoria più importante. Nel canile gli animali stanno bene, ma l’affetto di una famiglia è insuperabile».
Come avviene l’adozione
L’adozione non è immediata: «Prima verifichiamo la compatibilità dell’esemplare con il richiedente e le condizioni in cui il cane andrà a vivere – dice Baldrati –. Ci assicuriamo che ci siano tutti gli elementi affinché l’affido vada a buon fine. Prima di tutto svolgiamo un colloquio con il futuro proprietario e tramite i nostri educatori forniamo anche un consiglio sulla tipologia del cane più adatto. Non vengono adottati solo cuccioli, ci fa molto piacere quando qualcuno opta anche per cani adulti o anziani. È una scelta molto generosa».
Una trentina i cani aggressivi
Non tutti gli ospiti del canile possono però avere un futuro al di fuori della struttura: «Al nostro interno abbiamo anche esemplari aggressivi che, purtroppo, non risultano adatti per essere affidati all’esterno. Al momento c’è un gruppo di oltre 30 esemplari che dobbiamo tenere con noi. cani con alle spalle anche storie particolari. Alcuni provengono da sequestri. Non vivevano in condizioni ideali o erano stati allevati per farne cani da combattimento. Ci sono anche casi di proprietari che hanno effettuato la rinuncia perché si sono resi conto di non riuscire a gestire animali con personalità molto forti. Per lo più si tratta di molossoidi. Penso ad esempio ai pitbull. Molto spesso da cuccioli hanno un carattere docile, ma poi crescendo sviluppano una forte personalità e sono territoriali».
I numeri del canile
I numeri mostrano un’attività molto intensa del canile. Nel 2018 ci sono stati 266 ingressi, di cui 60 rappresentati da cani vaganti non dotati di microchip. Nel medesimo anno sono stati restituiti ai proprietari 203 esemplari. Nel 2019 gli ingressi sono stati 218, di cui 54 senza microchip. Ne sono stati restituiti 157. Le adozioni sono state 58 nel 2018 e 59 nel 2019.
Quali procedure si adottano nel caso in cui arrivi in struttura un cane vagante? «Viene subito visitato ed è disposto un periodo di quarantena per assicurarsi che non trasmetta eventuali malattie. Poi procediamo all’ambientamento. Per i cani privi di microchip è quasi impossibile riuscire a risalire alla provenienza. In genere però si tratta di animali docili».

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