Ravenna: travolto da un coil, muore 63enne operaio alla Marcegaglia

Una mattinata tragica al porto di Ravenna al Centro servizi dello stabilimento Marcegaglia, dove ha perso la vita un il 63enne Bujar Hysa. Il dramma di è consumato questa mattina verso le 9 nell’azienda ravennate dove l’operaio albanese della ditta Cofari è rimasto schiacciato da un coil (una grossa bobina metallica).

Bujar Hysa aveva 63 anni

Sono subito intervenuti i soccorsi del 118 con un’ambulanza e un’automedica che hanno poi trasportato in condizioni disperate l’uomo all’ospedale di Ravenna, dove è spirato poco dopo le 11. Sul posto anche i Carabinieri per i rilievi del caso. I sindacati Cgil Cisl e Uil, unitamente alla rappresentanza sindacale unitaria hanno immediatamente proclamato uno sciopero di 8 ore. Questo comunicato dell’Usb. “In Marcegaglia si è consumata l’ennesima tragedia: questa mattina un lavoratore di 63 anni dipendente di una cooperativa in appalto è deceduto, da una prima ricostruzione dei fatti, rimanendo schiacciato sotto un nastro di acciaio. Un altro infortunio mortale era avvenuto nel 2014. Come USB avevamo proclamato il 27 maggio scorso uno sciopero di 4 ore dopo che una pinza di 3 tonnellate si era staccata dal punto di fissaggio rovinando al suolo: allora denunciavamo che “La sicurezza è una cosa seria!”, tanto seria che in mancanza si muore: non è più tollerabile la continua mattanza di lavoratrici e di lavoratori nei luoghi di lavoro. Come sindacato le morti sul lavoro non possono essere considerate semplici fatalità ma omicidi: sul lavoro si muore in nome del profitto, si aumentano i carichi di lavoro, si riducono al minimo le misure di sicurezza per aumentare la produttività, la sicurezza viene considerata un costo da comprimere. In questo caso sottolineiamo l’età della vittima e la sua condizione di lavoratore in appalto: l’età della vittima, perché con le varie controriforme pensionistiche ci ritroviamo ad essere costretti a lavori faticosi o usuranti nonostante l’anzianità; la sua condizione di precarietà in quanto lavoratore in appalto, un mondo quello degli appalti dove diritti e sicurezza sono sottoposti ad ulteriore ricatto specie nelle cooperative. Mentre le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici sono ulteriormente peggiorate durante questo anno e mezzo di crisi pandemica, le aziende e il Governo Draghi stanno portando in avanti un ulteriore attacco alle condizioni di lavoro compresa la sicurezza. Basti pensare alle nuove norme sugli appalti, contenuta nel Decreto semplificazioni, che danno la più ampia libertà alle imprese di peggiorare condizioni salariali e lavorative dei lavoratori e lavoratrici, tra le quali il massimo ribasso nelle gare e l’ampliamento della possibilità di appaltare e sub appaltare sottoponendole di fatto ai peggiori ricatti, vista la libertà di licenziare dal 1° luglio”.

Il profitto non può venire prima della salute e della sicurezza di chi lavora: per questo è necessario introdurre il reato di omicidio sul lavoro, aumentare la sorveglianza e la repressione nei confronti del padronato, abolire le norme che consentono appalti e subappalti, la precarietà sul lavoro, la libertà di licenziare impunemente.

Esprimendo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia della vittima, USB proclama per la giornata di oggi”.

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