Ravenna, teste indagato al cold case di Alfonsine

Quando nell’aprile del 1987 Pier Paolo Minguzzi fu rapito ad Alfonsine, la sua fidanzata ricevette un serie di lettere, cartoline e telefonate. Si presentava come “Alex” il misterioso interlocutore; le diceva di conoscere i responsabili del sequestro e addirittura di aver sentito la voce del ragazzo. Avrebbe continuato a contattarla anche dopo il rinvenimento del corpo del 21enne, figlio di una ricca famiglia di imprenditori ortofrutticoli della zona e carabiniere di leva a Bosco Mesola, trovato morto legato a una grata di ferro nel Po di Volano l’1 maggio. Ieri l’autore di quelle missive è stato chiamato a deporre nel processo che 34 anni dopo vede accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio i due ex carabinieri della locale Stazione Orazio Tasca e Angelo Del Dotto, e l’ex idraulico Alfredo Tarroni. Ma la sua testimonianza, non creduta dal presidente della Corte d’Assise, gli è costata la denuncia per reticenza e falsa testimonianza.

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