Ravenna, “talpe” al servizio di una lista civica. LpRa: “Noi estranei”

RAVENNA – L’indagine è cominciata con un documento dal titolo “Controdeduzioni alle osservazioni del 22/12/2020” fatte da Arpae. Un parere che riguardava la discussa lottizzazione per il polo scolastico di via Vicoli e che due “talpe” dipendenti del Comune – ora indagati dalla Procura della Repubblica di Ravenna – avrebbero passato sottobanco all’esponente di una lista civica rappresentata in consiglio comunale. La notizia dell’indagine ha destato scalpore, abbastanza perché il capogruppo di una delle liste civiche presenti in Municipio, Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, decidesse di prendere carta e penna, per scrivere nero su bianco «non siamo noi». «Non siamo e non abbiamo talpe – scrive il numero uno di LpR –. In Comune lo sanno e ce lo riconoscono tutti, personale, dirigenti e amministratori. Si preoccupino altri. La verità è sicuramente “tracciata”».

Chiarire cosa sia accaduto dentro le stanze di Palazzo Merlato sarà compito del sostituto procuratore Vincenzo Antonio Bartolozzi, titolare del fascicolo d’indagine che ha affidato alla polizia locale il compito di investigare. Ciò che è stato scoperto, al momento, è che almeno un documento sarebbe uscito dal Municipio, per approdare sulla scrivania di un esponente politico locale che, però, non avrebbe mai fatto alcuna richiesta. Perché è qui che la vicenda nasce. I documenti comunali sono per loro natura pubblica e i consiglieri possono farne richiesta con un accesso agli atti per ottenerne copia, senza che questa possa essergli negata. Ma questo parere di Arpae sarebbe però partito dal computer di uno dei due indagati senza che nessuno lo avesse mai espressamente domandato. Ecco allora che trovano fondamento le accuse mosse dalla procura di accesso abusivo a sistema informatico, peculato e rivelazione di segreto d’ufficio in concorso.

Nei giorni scorsi gli inquirenti si sono recati negli uffici dei due indagati e persino nelle loro abitazioni, effettuando dei sequestri disposti dal gip di supporti informatici, cellulari, computer e qualsiasi altro strumento per connettersi a internet. La polizia locale vuole infatti andare a fondo su un aspetto, ossia se i due dipendenti comunali abbiano impunemente divulgato quel solo parere di Arpae, o se il passaggio di informazioni fosse una prassi consolidata, avvenuta anche in altre circostanze. L’accusa al momento mossa contro le due “talpe” non si limiterebbe infatti a quella sola introduzione abusiva, ma parlerebbe chiaramente di ripetuti accessi ai fini di procurarsi dati e notizie. «C’è solo da esprimere la certezza, sapendo come lavora, che la Polizia Locale compirà tutti gli approfondimenti utili a chiarire l’andamento dei fatti – scrive sempre Ancisi – e le relative eventuali responsabilità, anche perché, in questi casi, all’accertamento dei fatti penali consegue la contestazione degli addebiti disciplinari da parte dell’amministrazione comunale».

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