Ravenna: “Svegna in tla Berkan”: il caso della carcassa da rimuovere accende l’ironia

Le difficoltà nella rimozione della carcassa della Berkan B dalla Pialassa Piomboni agitano le acque a Ravenna e c’è anche chi la mette sul ridere. Ignoti questa mattina hanno appeso uno striscione “svegna in tla Berkan” (sbatti contro la Berkan) in via Antico Squero, presso la curva a sinistra nota a tutti con il nomignolo: “svegna in tla muraia” (sbatti contro il muro).

Si infiamma il dibattito politico

Se Ravenna in Comune punta il dito su un “cantiere blindato”, Italia Nostra chiede direttamente le dimissioni dei vertici dell’Autorità portuale. La nave turca che da undici anni occupa le acque ravennati ha visto avviare il cantiere per la sua rimozione il 31 agosto scorso e rinviare per tre occasioni il sollevamento di uno dei tronconi in cui si sta segmentando il relitto. Problematica che induce Ravenna in Comune ad affermare che «sono saltati tutti i piani di lavoro. Quel che si sa è che i sub starebbero lavorando sotto il pelo dell’acqua per rendere sollevabile il marciume che una volta era una nave. Il tutto in un cantiere definito “blindatissimo”. E, a proposito, perché blindare un lavoro di demolizione?». La lista di opposizione ripercorre poi l’iter giudiziale collegato alla Berkan: «Tra tutte le istituzioni, l’indagine della procura ha ritenuto rilevante penalmente il solo comportamento dei vertici dell’Autorità di Sistema Portuale. Ormai è evidente che l’udienza che deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio del Presidente e del Segretario il prossimo 8 ottobre si terrà con lo scempio ancora ben impantanato nelle acque della Pialassa».

Italia Nostra è invece preoccupata dalle conseguenze ambientali del protrarsi del cantiere: «Non osiamo immaginare cosa sia andato disperso durante i “test” di sollevamento», si chiede la sezione ravennate dell’associazione. Che è inquietata dalla potenziale dispersione di inquinanti «dalle lamiere incrostate di uno spesso strato di morchia proveniente da oltre due anni e mezzo di sversamenti di idrocarburi, con enormi masse d’acqua spostate durante l’emersione e poi affondamento dei tronconi». L’associazione chiede quindi l’invio di un organo ministeriale a presidiare le operazioni e teorizza che i mezzi siano inadeguati. Dal canto suo l’Autorità portuale è convinta che il cantiere coordinato da Rcm e che vede impegnata la ditta Fagioli rappresenti «una operazione indubbiamente complessa, che sta andando avanti come previsto grazie alla professionalità ed alla fattiva collaborazione di tutti coloro che la stanno realizzando», confermando quindi le tempistiche di cantiere. Parallelamente Ap «tiene a precisare che la Capitaneria di Porto di Ravenna ha sempre svolto un ruolo di assoluta collaborazione e supporto. Si coglie questa occasione per ringraziare pubblicamente il comandante Giuseppe Sciarrone e tutta la Capitaneria». Un quarto tentativo di sollevamento, intanto, potrebbe essere anticipato già nel weekend.

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