Ravenna, stoccaggio Co2, i Verdi all’attacco del progetto Eni

RAVENNA – Che effetti potrà avere lo stoccaggio di anidride carbonica nei giacimenti di gas esauriti a livello sismico? A sollevare dubbi sul progetto dello stoccaggio di Co2 è il coordinamento nazionale dei Verdi che porta così all’attenzione nazionale il progetto su cui Eni vorrebbe investire 1,35 miliardi di euro. A parlare sono Angelo Bonelli, Paolo Galletti e Silvia Zamboni, rispettivamente coordinatore nazionale dei Verdi, portavoce dell’Emilia Romagna e capogruppo in Regione. Mentre in Italia si ragiona su questo progetto, negli Stati Uniti – a Petra Nova, in Texas – il 26 giugno 2021 chiuderà dopo solo quattro anni l’esperienza di stoccaggio di Co2 che fu fortemente sostenuta dall’ex presidente Donald Trump. Il motivo? Secondo quanto riportano i Verdi è soprattutto economico: «Il costo dello stoccaggio della Co2 era di 65 dollari a tonnellata, insostenibile». Del resto le critiche a questo tipo di iniziative si basano su due obiezioni principali: la prima è, appunto, di tipo economico. La seconda è ambientale: catturare e stoccare la Co2, dicono gli ambientalisti, è un’operazione che comporta a sua volta emissioni e il bilancio non sarebbe così positivo.

«Possiamo immaginare – dicono i Verdi – quanto potrà costare l’immagazzinamento delle 300-500 milioni di tonnellate di CO2 a Ravenna. Decine di miliardi di euro che verrebbero sottratti alla transizione ecologica per mantenere l’Italia dipendente dalle fonti fossili, che è il core business di Eni». Secondo gli ambientalisti infatti il Cane a Sei Zampe ha l’intenzione di continuare a puntare sugli idrocarburi tanto che i piani industriali prevedono che «nel 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di fonti fossili». L’idea dello stoccaggio di Co2 è «un’operazione di greenwashing» che permetterà all’azienda di certificare un taglio delle emissioni mentre continua a estrarre idrocarburi.

Nello specifico, «lo stoccaggio di Co2 nei fondali marini al largo di Ravenna, utilizzando le piattaforme per immettere la Co2 nei giacimenti esauriti, – continuano i Verdi, – rappresenta un enorme rischio perché non sono noti gli effetti sismici che potrebbe avere, considerato che la costa di Ravenna è un’area fragile, dove sono in corso fenomeni di subsidenza. Destinare risorse pubbliche per questo progetto significherebbe capovolgere il principio ‘chi inquina paga’ e scaricare sui cittadini una tassa sul carbonio che non serve a contrastare il cambiamento climatico». Sbagliato quindi, per i Verdi, inserire il progetto nel Recovery Fund.

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