Ci sono gli ingressi scaglionati, gli intervalli ridimensionati e tantissime regole tra le mura scolastiche. Poi c’è l’esterno: laddove i presidi non possono arrivare, una vera e propria terra di nessuno dove gli studenti si abbassano le mascherine una volta scelti dall’autobus, si abbracciano e cercano in sostanza di recuperare quel po’ di vita sociale che si è portato via il Covid-19.

In stazione l’orario più critico è quello che va dalle 7.20 alle 7.45. Venticinque minuti di fuoco che si scaldano per una ragione semplice: si concentra l’arrivo degli autobus e dei treni che portano gli studenti a scuola.

Alle 7.33 è il momento del bus numero 80, proveniente da Lido Adriano e destinato in via Marconi dove hanno sede Itis e Geometri.

Gli autobus diretti verso questi istituti sono quelli più pieni e, probabilmente, i più difficili da controllare da parte degli autisti del bus. All’interno le mascherine sono tenute sul viso con disciplina ma il distanziamento è quello che ci si può permettere su un mezzo pubblico.

Stessa scena cinque minuti dopo, quando arriva il secondo bus diretto all’Itis.

Meno affollati, quindi potenzialmente meno a rischio, i mezzi diretti all’istituto agrario “Perdisa”.

Stazione zona difficile

All’arrivo in stazione salgono gli studenti arrivati col treno e scendono quelli degli istituti vicino a piazza Farini (ragioneria e liceo classico). Chiusa la porta vicino all’autista, come da protocolli Covid, ne rimangono due centrali. Una sarebbe l’entrata e l’altra l’uscita ma la massa degli studenti la ignora del tutto, come sempre succede ma come non dovrebbe accadere durante questa emergenza sanitaria.

Nel piazzale della stazione e davanti agli istituti le mascherine si abbassano, ci si saluta con un abbraccio. Le norme di distanziamento saltano in moltissimi gruppetti. Zero controlli, la terra di nessuno delle norme anti coronavirus si trova in queste strade e davanti agli istituti superiori.

L’attesa delle lezioni

Al liceo classico poco prima delle 8 un gran numero di studenti aspetta la campanella sui gradini, a fianco dell’entrata designata. Tutti vicini a chiacchierare e la situazione non è molto diversa un centinaio di metri più in là, davanti a San Giovanni Evangelista dove attendono altri giovani. Anche qui, poca prudenza da parte dei ragazzi. La campanella suona di nuovo e una parte degli studenti si incammina di nuovo verso ragioneria. Qualcuno, con la mascherina indossata, attende che passi la massa. Nella terra di nessuno è il buonsenso che salva dal contagio.

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