RAVENNA. “Io so tutto quello che ti accade intorno, giorno per giorno”. Un messaggio inquietante quello ricevuto su Whatsapp da una ex insegnate di un istituto scolastico faentino dall’allora fidanzato. Tornata a casa nel Sud dopo un anno di insegnamento in Romagna, aveva deciso di portare avanti comunque la relazione nonostante la distanza. Non poteva immaginare che sarebbe stata spiata giorno e notte grazie a un software che l’uomo, esperto di telefonia, le aveva installato di nascosto nel proprio smartphone. Chiamate, messaggi, chat; tutto veniva ascoltato e letto clandestinamente dal compagno, a distanza di centinaia di chilometri. Finché la donna, insospettita per alcune stranezze notate nel proprio dispositivo, ma soprattutto per quella minaccia camuffata da rivelazione su presunte doti di onniscienza, ha deciso di rivolgersi a un esperto informatico, scoprendo l’escamotage tecnologico. Non solo ha troncato subito la relazione, ma ha denunciato il fidanzato 35ene, che è finito a processo per una sfilza di reati legati all’intercettazione abusiva di conversazioni tramite l’uso di sistemi informatici.

La testimonianza

Davanti al giudice Andrea Chibelli, la donna ha risposto alle domande del vice procuratore onorario Adolfo Fabiani raccontando la genesi di quella relazione, iniziata nel 2013.
Galeotto fu proprio il telefonino. «Dovevo fare una ricarica e andai nel suo negozio di telefonia. Lui mi aiutò a trovare casa, a installare internet, diventammo amici e dopo un po’ iniziammo a frequentarci». I problemi sono iniziati quando, finito l’anno scolastico, nell’agosto 2014 il loro rapporto si è trasformato in una relazione a distanza. «Ho scoperto che era a conoscenza di episodi che non gli avevo raccontato – ha proseguito la donna -. Era sceso a trovarmi e mi aveva sistemato alcuni problemi al telefonino. Qualche mese dopo ho notato che ad ogni chiamata c’era l’icona di una graffetta e la sua e-mail. Ho chiesto a un’amica avvocata e premendo abbiamo potuto riascoltare la nostra ultima conversazione».


Quando la donna ha provato a chiedere spiegazioni al fidanzato, lui, vago, le ha detto che era in grado di sapere tutto pur standosene in Romagna. Spaventata, ha deciso di interrompere la relazione, scoprendo poi che non solo il suo smartphone era intercettato, ma anche quello dell’amica avvocata che la stava aiutando a risolvere il mistero. Un perito informatico ha poi individuato l’applicazione “spia”. Dopo di ché è partita la denuncia. E proprio quel tecnico sarà citato in aula la prossima udienza; mentre l’imputato, difeso dall’avocato Barbara Renzullo, pare abbia fatto perdere le proprie tracce.

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