Dopo la vittoria in campo nazionale, maturata “in casa” visto che si tenne a Ravenna, ora un importante riconoscimento europeo. “Recover Ingredients”, la startup nata dall’intuizione di due ricercatori che lavorano nella sede faentina del Cnr, è una delle quattro premiate alla sessione continentale della Mistral Med competition dedicata alla “blue growth”. Erano stati loro a prevalere in campo nazionale nella selezione (tenutasi in presenza a fine settembre) al Bbk, organizzata dal consorzio regionale Art-ER.
All’iniziativa a Punta Marina la startup concepita da Alessio Adamiano e Michele Iafisco ricevette 3mila euro dal Comune di Ravenna, consegnati dall’assessore alla Smart City, Giacomo Costantini. Per loro fu una vittoria “a domicilio”, vista l’inferenza molto ravennate sul curriculum di entrambi. Adamiano, romano benché nato a Napoli, si era infatti laureato a Ravenna in Scienze Ambientali. Iafisco invece è pugliese e chimico e, formatosi all’Unibo, collabora all’Istec-Cnr di Faenza con il collega con cui sviluppò l’idea che ora ha portato loro notorietà europea. Alessio e Michele hanno deciso di valorizzare i materiali di scarto dell’industria ittica che ancora oggi non hanno alcun tipo di applicazione.

Occhi puntati sull’impresa
Il loro è un progetto di impresa già compiuto, in procinto di ricevere il sostegno di una grande multinazionale italiana del ramo chimico. E alla sessione europea tenutasi online, in cui hanno partecipato altre 19 startup provenienti da tutta Europa, si sono aggiudicati l’Eloquence Award, uno dei quattro in palio: «Certamente l’elemento per cui abbiamo ottenuto questo premio è quello relativo alla presentazione – spiega Alessio Adamiano –, ma ci hanno ben esplicitato nel conferircelo che oltre a gradire la relazione c’è stato un apprezzamento sui contenuti. Che sono stati approfonditi anche nella “Q&A session”, cioè quella in cui ci hanno fatto domande specifiche sul progetto».

“Casa” a Faenza
Per “Recover Ingredients” ora è tempo di trovare casa, e questo avverrà all’interno dello spazio “Torricelli” di Faenza, dove prenderà forma l’impianto pilota. Un progetto che ha solide basi economiche, dopo che Adamiano e Iafisco hanno scoperto come lische ed ossa di pesce siano composte da un materiale minerale che si rivela ottimo come “booster” per l’assorbimento della protezione solare. I gusci dei molluschi troppo piccoli o rotti, che ad ora non hanno alcun utilizzo, possono invece sostituire microplastiche (da quest’anno bandite dall’Ue) e polimeri sintetici (da rimpiazzare dal 2025) all’interno dei prodotti per la cura della persona come gel, saponi e composti per lo scrub.

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