Ravenna, sms al teste del caso Minguzzi: non fu minaccia, assolto

Nello scoprire che c’era la mano dell’ex socio in affari dietro le lettere anonime contenenti indizi sul suo possibile coinvolgimento nell’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, gli aveva scritto suggerendogli di trovarsi un buon avvocato. Un azzardo che la Procura (e lo stesso destinatario del messaggio) aveva interpretato come una minaccia piuttosto esplicita. Tanto che ieri il sostituto procuratore Marilù Gattelli aveva chiesto la condanna a 6 mesi per Alfredo Tarroni. Il processo tuttavia si è chiuso con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Così ha deciso il giudice monocratico Antonella Guidomei nei confronti dell’idraulico 65enne di Alfonsine, parallelamente accusato insieme agli ex militari Angelo Del Dotto e Orazio Tasca di avere ucciso nel 1987 il carabiniere di leva 21enne, dopo averlo rapito chiedendo alla famiglia un riscatto di 300 milioni di lire.

La lettera anonima

Tarroni, sempre presente al processo sul cold case di 35 anni fa, aveva appreso nel corso del dibattimento che l’ex socio, l’86enne Enzo Ancarani, era l’autore delle lettere anonime inviate nel 2018 ai familiari della vittima e alla stampa. Aveva riferito di un tagliandino trovato nella vettura intestata alla società ed “ereditata” non appena Tarroni era stato arrestato insieme a Tasca e a Del Dotto il mese successivo al ritrovamento del corpo di Minguzzi, per la tentata estorsione ai danni della famiglia Contarini culminata con la morte dell’appuntato Sebastiano Vetrano (fatti per i quali i tre hanno scontato condanne tra i 22 e i 25 anni). Il tagliandino rinvenuto nel cruscotto era riferito a un parcheggio di un garage di San Giuseppe, nei pressi del Po di Volano, dove fu trovato il cadavere. Non disse nulla all’epoca, e il biglietto lo buttò. Ma quando nel 2018 venne a sapere dai giornali della riapertura del caso e della riesumazione del corpo del 21enne, scrisse le due missive senza firmarsi.

La sua testimonianza – ripercorsa nel corso del processo per il delitto Minguzzi – sarebbe secondo l’accusa la prova che l’idraulico frequentava le zone delle valli, nel Ferrarese, dove sorgeva il casolare abbandonato in cui Pier Paolo fu tenuto nascosto per giorni.

Il messaggio incriminato

Nell’apprendere del “tradimento”, Tarroni aveva scritto all’ex socio: «Ti consiglio di trovarti un buon avvocato per difenderti da calunnia oltre un egregio psichiatra che ti curi. I miei legali hanno depositato denuncia nei tuoi confronti. Ci vediamo in tribunale». Una frase che secondo la difesa dell’imputato (l’avvocato Andrea Maestri in sostituzione del collega Gerardo Grippo) è stata scritta a «un calunniatore», rimarcando «la non credibilità della persona offesa», che «voleva vendicarsi» e avrebbe oltretutto «cambiato più volte versione circa il ritrovamento del tagliando».

Per il pm, invece, la denuncia di Ancarani non sarebbe calunniosa. Definendo «pretestuosa» quella dell’imputato (tuttora sub iudice) ha insistito per la condanna: «Se ci si spinge a minacciare un teste del proprio processo possiamo anche chiudere il codice di procedura penale», ha concluso, prima della sentenza.

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