L'ex pallavolista Luca Sirri con la "divisa" della Pubblica Assistenza

RAVENNA. Il mondo di Luca Sirri è cambiato totalmente cinque anni fa, con l’insorgere di una malattia che adesso l’ex atleta ravennate ha sdoganato pubblicamente, dopo averla battuta. Il pallavolista professionista che aveva inanellato tanti successi, primo fra tutti la storica promozione in A1 del Porto Robur Costa, si era trovato improvvisamente spiazzato dal destino ma, come ha sempre fatto in campo, ha lottato fino all’ultima palla e questa volta ha schiacciato la malattia. L’ha fatto dopo un periodo di sofferenze anche morali, di pensieri e di riflessioni, che infine l’hanno portato ad indossare in modo permanente la divisa della Pubblica Assistenza di Ravenna.

Sulle ambulanze
Dopo avere rivelato ai suoi tantissimi amici su Facebook la fine della malattia, Luca Sirri ha ripreso ieri da dove aveva lasciato qualche ora prima. Guidando, cioè, l’ambulanza della Pubblica Assistenza: «Sono entrato nella Pubblica Assistenza due anni fa da volontario, appena finito di giocare a Forlì, e debbo dire che la decisione è maturata anche in conseguenza dell’aiuto medico che mi era stato dato nei primi due anni della mia malattia. Volevo ricambiare in qualche modo, all’inizio ho fatto un corso da bagnino di salvataggio, poi un amico mi ha suggerito quello della Pubblica Assistenza e così a gennaio 2019 sono entrato. All’inizio ho seguito il corso di guida delle ambulanze, adesso mi occupo dei trasporti secondari nell’area vasta di Romagna ma anche su territorio nazionale, se capita ci si ferma per strada in caso di necessità, aspettando l’arrivo del 118. Succede anche che nelle emergenze, come quella attuale, provvediamo noi al trasporto al Pronto Soccorso, sempre su indicazione del 118».

Nemico invisibile
Abituato a fronteggiare sul campo avversari tosti ma comunque noti, Sirri adesso è fra i tanti che in prima persona ne affrontano uno invisibile e letale: «In questi mesi di emergenza per il virus è cambiato tanto anche per noi, ci sentiamo molto responsabili, soprattutto sostenendo i ragazzi deputati ai viaggi-Covid. Fa piacere vedere che Ravenna sta rispondendo sotto ogni aspetto, anche con donazioni alla Pubblica Assistenza e mi piace dire che è tra queste quella del Porto Robur Costa. Io faccio turni da 6 ore, una volta alla settimana da 12, ma mai come adesso sono contento del mio nuovo lavoro».

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