Ravenna, la Sicis costretta a reintegrare dipendente licenziata

RAVENNA. Il colosso del mosaico industriale Sicis, leader internazionale nel settore, dovrà reintegrare la dipendente licenziata lo scorso novembre. È il risultato sancito dal tribunale del lavoro di Ravenna, che ha ordinato il reintegro della dipendente, delegata Rsu per la Filctem Cgil, impegnata nei mesi precedenti al licenziamento in alcune vertenze che puntavano il dito proprio sul presunto atteggiamento antisindacale e intimidatorio tenuto dall’azienda nei confronti dei lavoratori.

Fatta pedinare da un investigatore privato

La lavoratrice era stata licenziata il 22 novembre, accusata dalla Sicis di avere utilizzato in modo non appropriato permessi finalizzati all’assistenza di familiari disabili. La lavoratrice ne faceva uso da anni per seguire il padre che necessitava di assistenza. Eppure, nel settembre di un anno fa, l’azienda aveva deciso di assoldare un’agenzia investigativa per farla seguire. La donna, così è emerso dalle dichiarazioni rese prima della sentenza del giudice, era stata oggetto di pedinamenti per tre mesi, seguita durante le ore di lavoro, i giorni liberi e persino quando non usufruiva di nessun permesso. In questo contesto, un singolare e inquietante episodio è stato denunciato ai carabinieri: una sera la donna si era trovata di fronte alla buchetta delle lettere di casa propria una persona sconosciuta con il volto coperto da un casco integrale. La persona che cercava era lei, ma non l’aveva riconosciuta, tanto che scambiandola per una vicina di casa le aveva dove abitasse. Appena saputo il suo nome quel misterioso individuo era fuggito raggiungendo la strada principale, dove ad attenderlo in moto c’era un altro complice.

Nuova condanna dopo lo scandalo

Per il sindacato il periodo non era casuale: in quel momento erano infatti in corso vertenze che accusavano l’azienda di condotta antisindacale. Si trattava di una protesta che aveva portato alla luce e divulgato pubblicamente una serie di lati bui sul clima interno all’azienda. Proprio in quei giorni la dipendente poi licenziata aveva reso la propria deposizione davanti al tribunale di Ravenna, nel corso del procedimento giudiziario che a ottobre si è concluso con la condanna di Sicis. Nello specifico il dispositivo condannava episodi eclatanti, come il tentativo di sabotare le elezioni dei rappresentanti sindacali, posizionando anche telecamere che secondo il giudice avevano un preciso scopo: limitare l’affluenza alle urne e identificare i votanti e gli eventuali “riottosi”. La sentenza sembrava avere portato aria di cambiamento nello stabilimento di via Canala. Eppure, un mese più tardi l’attivista del sindacato ha ricevuto la lettera di licenziamento. L’epilogo è arrivato lo scorso 31 luglio con l’ordinanza del giudice del lavoro che ha dichiarato nullo il licenziamento, condannando Sicis oltre al reintegro della lavoratrice, anche al pagamento delle mensilità a decorrere dal licenziamento e delle spese legali.

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