Ravenna, si servivano di 96 lavoratori in cassa integrazione per Covid: 4 società nei guai

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Ravenna, nell’ambito delle attività di contrasto alle indebite percezioni di contributi pubblici erogati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, hanno individuato un gruppo di società collegate tra loro e operanti nel settore agro-alimentare che hanno richiesto e ottenuto i fondi della Cassa Integrazione Guadagni “Covid-19” e della Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli per numerosi dipendenti che invece andavano regolarmente a lavoro.
L’attività investigativa, eseguita dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Ravenna, ha preso le mosse da una preventiva analisi delle società beneficiare delle misure straordinarie di sostegno al lavoro, dalla quale sono emerse alcune aziende che, pur operando in settori economici che sono stati meno colpiti dalla crisi sanitaria in atto, nel corso del 2020
avevano fatto comunque ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni per un numero
consistente di dipendenti.
L’attenzione si è incentrata inizialmente su una società per azioni di medio-grandi dimensioni della provincia ravennate avente quale oggetto sociale la lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi che, tra maggio e agosto 2020, aveva chiesto gli ammortizzatori sociali per 80 dei suoi 103 operai, dichiarando un forte calo della produzione dovuta alla crisi economica in atto, sebbene dall’analisi delle banche dati emergesse che nello stesso periodo l’azienda aveva perfino effettuato nuove assunzioni.
Pertanto veniva deciso di avviare un’ispezione con accesso presso la sede aziendale e già al momento dell’intervento una prima circostanza sembrava confermare i sospetti dei militari operanti, atteso che veniva riscontrato come molti dei lavoratori che quello stesso giorno risultavano percepire la cassa integrazione, in realtà, fossero presenti sul posto di lavoro.
Da qui i conseguenti approfondimenti, svolti anche attraverso l’analisi dei file rinvenuti ed estrapolati dai computer aziendali, dai quali emergeva una vera e propria contabilità parallela relativa all’effettiva presenza in servizio dei dipendenti, anche in numerose giornate in cui invece ufficialmente risultavano a casa usufruendo dei contributi pubblici della cassa integrazione guadagni.
Acquisite poi le dichiarazioni degli interessati e confrontate con la documentazione contabile e con le comunicazioni effettuate all’INPS in merito alle presenze giornaliere, è stato possibile verificare come la società, approfittando delle misure di sostegno adottate dal Governo in soccorso delle aziende colpite dalla crisi pandemica, avesse, per il periodo da maggio ad agosto 2020, falsamente fatto ricorso all’integrazione salariale della Cassa Integrazione Guadagni per ben 75 dipendenti, percependo indebitamente contributi pubblici per oltre 60.000 euro.
In effetti molti dei dipendenti sentiti dai militari del Nucleo PEF hanno dichiarato di aver appreso di essere stati collocati in cassa integrazione solo dalla lettura della busta paga ma di aver, giocoforza, accettato la situazione. Alcuni hanno anche ammesso di aver percepito degli emolumenti aggiuntivi in nero per compensare la differenza tra lo stipendio pieno e la cassa
integrazione.
Nel corso del controllo è quindi emerso come gli amministratori e i responsabili amministrativi della società ispezionata avessero posto in essere la medesima condotta illecita anche in altre 3 società agricole dagli stessi gestite, sebbene più piccole per dimensioni, a dimostrazione di una pratica fraudolenta generalizzata e radicata.
Pertanto, gli accertamenti sono stati estesi anche nei confronti di queste ulteriori società ed è stata accertata l’illecita percezione degli ammortizzatori sociali anche in questi casi con riguardo ad altri 21 operai per un danno alle casse dell’Inps di ulteriori 30.000 euro.
Al termine delle operazioni, il legale rappresentante delle società e il responsabile amministrativo sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Ravenna per l’ipotesi di reato di indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato e la stessa segnalazione all’Autorità Giudiziaria è stata formalizzata anche a carico delle stesse società beneficiarie per la loro connessa responsabilità amministrativa da reato commesso nel loro interesse dai propri vertici amministrativi.

Percepiti indebitamente 90mila euro


Le condotte illecite constatate sono state quindi oggetto di segnalazione anche al competente ufficio dell’INPS per il recupero delle somme indebitamente percepite dalle quattro società, per un importo complessivo di circa 90.000 euro, corrispondente al pagamento di oltre 1.500 giornate uomo di astensione lavorativa falsamente attestate all’Ente assistenziale.
Inoltre, anche i 96 dipendenti impiegati irregolarmente sono stati destinatari di sanzioni
amministrative complessivamente pari a circa 200.000 euro. Infine, è stata interessata la Procura Regionale presso la Corte dei Conti di Bologna per i rilievi conseguenti al danno dolosamente cagionato alle casse erariali.
L’attività svolta s’inquadra nella costante attenzione operativa riposta da tutti i Reparti della
Guardia di Finanza per il continuo rafforzamento dell’azione di prevenzione e contrasto dei
fenomeni illeciti connessi a questa fase emergenziale, per verificare che nessuno possa
approfittarsi delle misure straordinarie di finanza pubblica previste a sostegno delle imprese e
delle famiglie e che i fondi stanziati finiscano a beneficio di coloro che realmente si trovino in una condizione di svantaggio e di difficoltà economica e sociale.

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