Ravenna, si assesta il calo delle imprese post-pandemia

Si assesta il calo delle imprese nel primo trimestre dell’anno dovuto alla pandemia in provincia di Ravenna. Ma i numeri pre-emergenza sanitaria sono ancora da raggiungere. In base ai dati pubblicati dalla Camera di commercio, alle 724 iscrizioni di nuove attività economiche rilevate tra gennaio e marzo, 110 in più rispetto allo scorso anno, fanno da contr’altare 816 cessazioni, “per la prima volta verso valori più normali dopo la forte contrazione legata all’attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività”. Il saldo negativo per 92 unità fotografa dunque “un sostanziale stallo” con una “debole” dinamica delle iscrizioni che risente del “clima d’incertezza conseguente agli squilibri geo-politici innescati dal conflitto russo-ucraino”. Come sottolinea il commissario straordinario della Camera di commercio di Ravenna Giorgio Guberti, occorre “lavorare per diffondere e far conoscere alle imprese, soprattutto quelle più piccole, le misure messe in campo dal governo nel green e nel digitale”. Infatti l’80% delle imprese di minori dimensioni non ha nemmeno in programma di avvalersi di queste risorse, contro il 50% delle aziende medio grandi. “Il successo delle politiche legate al Pnrr- conclude- rende indispensabile un maggior raccordo tra governo e mondo delle imprese, e le Camere di commercio, insieme alle associazioni di categoria, sono un perno importante di questo raccordo per far conoscere le enormi opportunità legate alle nuove risorse e per mettere a terra molte delle misure chiave previste nel Piano”.

Il sistema imprenditoriale ravennate, emerge dai dati, “allarga il proprio perimetro” soprattutto grazie alla filiera dell’edilizia e dei servizi a essa collegati, e dei servizi alle imprese. Per loro saldo positivo di 97 imprese. Territorio invece “ancora una volta” negativo per agricoltura, 93 aziende in meno, così come per commercio, 63, e alloggio e ristorazionem 43. Meno mercate le flessioni per altre attività di servizi, 15, trasporto, otto, manifattura, sette, informazione e comunicazione, tre, e istruzione, tre. Sotto il profilo organizzativo, infine, si conferma la forza della formula della società di capitali, 68 imprese in più nel trimestre, mentre le aziende individuali calano di 97 unità, le società di persone di 59, e cooperative e consorzi di quattro. Positivo il tasso di crescita anche se contenuto per l’artigianato, grazie esclusivamente al gruppo di imprese dell’edilizia, per le imprese giovanili, su del 5,4%, e per quelle straniere, 2,1%. 

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