A Ravenna in scena “La classe”. Casadio: «È la passione che fa la differenza a scuola»

RAVENNA. Claudio Casadio è fra i protagonisti de “La classe”, da questa sera sul palco del teatro Alighieri alle 21 per la Stagione dei teatri. Con lui, Andrea Paolotti e Brenno Placido, oltre ad una compagnia di giovani attori, per la regia di Giuseppe Marini su un testo di Vincenzo Manna (in replica fino a domenica 9).
Di che spettacolo si tratta?
«Da qualche anno sto lavorando sulla drammaturgia contemporanea, cioè sulla voglia di trovare nuovi testi e nuovi autori che possano scrivere per il teatro: il teatro ha bisogno di nuovi testi, perché si sta ancora molto spesso girando sui classici, anche se rivisitati. Per cui l’idea di fare testi nuovi mi è sembrata molto importante. Ho provato con Massimo Carlotto, con Fava e adesso con Vincenzo Manna, che ha scritto questa “Classe”, dopo un grande lavoro di interviste con i giovani, più di mille interviste sulle problematiche della diversità, sulle problematiche di oggi. Si è ispirato anche a un film e alla fine è uscito questo testo che ha creato uno spettacolo molto interessante. Parla di una classe di recupero crediti, una classe di ragazzi disadattati che si trova a confrontarsi con le problematiche di oggi, con i problemi personali di ognuno di loro ma anche con la società che sta cambiando. La classe è vicino ad un grandissimo campo profughi e quindi c’è anche tutto il discorso sull’immigrazione, sulla diversità, su come i tempi stanno cambiando. In questa classe arriva un professore, anche lui straniero di seconda generazione, quindi che è già passato attraverso un inserimento, attraverso il mondo delle problematiche giovanili, che riuscirà con un espediente, facendoli partecipare a un concorso, a fargli capire come ci si possa appassionare alle cose, nella vita, anche a delle problematiche sociali e con questo crescere».
Qual è il suo ruolo?
«Io faccio un preside, mi sono ricavato questa parte molto carina, di un preside che ha due facce: una faccia istituzionale, che è anche un po’ antipatica, di quello che deve mantenere l’ordine, quando uno ha delle responsabilità è difficile essere simpatici; e l’altra parte invece più poetica dove faccio dei piccoli monologhi, in cui paragono per esempio i giovani alle galline, dei volatili che però non possono volare perché hanno le ali troppo piccole. Insomma è un personaggio che mi piace, una compagnia di grande energia, c’è la forza dei ragazzi e io con la mia esperienza cerco di mettere un po’ di poesia. È uno spettacolo che arriva molto al pubblico, sia al pubblico giovane che al pubblico meno giovane, e questo è molto importante. Perché quando riesci a toccare tutti gli spettatori vuol dire che uno spettacolo ha le corde giuste. Non è un testo moralista, non da soluzioni, però è un testo che fa pensare, fa riflettere e questo penso sia anche il compito del teatro».
Questo testo ridà valore al ruolo degli insegnanti, è d’accordo?
«È un testo che agli insegnanti piace moltissimo, anche a quelli in pensione, perché tutti hanno vissuto una parte delle cose che vengono dette in questo spettacolo e quindi si sentono coinvolti. Addirittura c’è stata una preside che ha detto che era già in pensione e che dopo questo spettacolo le era venuta voglia di tornare nella scuola a fare volontariato. Perché si è resa conto che la scuola ha delle problematiche che non vanno mai abbandonate. La scuola è una grande responsabilità, i giovani crescono nella scuola».
E ridà anche fiducia ai giovani, di cui spesso si leggono solo cose negative, vero?
«Certo. Aiuta a capire anche come la passione ti possa fare bene, possa diventare un senso della tua vita. Fare le cose con passione, in un momento magari in cui i giovani si pensano sbandati, senza interessi, senza ideali. insomma: è uno spettacolo che fa riflettere, bello, divertente ma anche con grande ritmo e soprattutto con dei bravi attori. Dopo tanti anni è importante avere ancora degli spettacoli che porto in giro volentieri, perché ti rendi conto che sono spettacoli giusti per il pubblico e questo ti spinge a portarli in giro il più possibile e a farli vedere».

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