Ravenna, scambiata per ladra viene incriminata. Assolta 28enne

Ventotto anni, laureata, un lavoro stabile e un casellario giudiziario perfettamente intonso. Insomma, non proprio il profilo di una ladra provetta, tuttavia non è bastato a farla incappare in un errore giudiziario che le è costato pianti, paure e una buona dose di nervosismo. Protagonista della vicenda è una giovanissima ravennate, che all’inizio di quest’anno si è ritrovata con un decreto penale di condanna a suo carico per furto aggravato. Quando l’avvocato Paolo Vecchi l’ha chiamata per informarla di quella notifica, alla 28enne è come crollato il mondo addosso. Dall’oggi al domani, e per di più senza nemmeno mai essere stata chiamata dalle forze dell’ordine o dalla Procura, si è infatti ritrovava con una condanna penale che, in tutto e per tutto, avrebbe potuto anche seriamente minare la sua vita e il suo percorso professionale.

Il furto

I fatti risalgono al 24 dicembre del 2019, la Vigilia di Natale. Quel giorno dentro la filiale delle poste in via Fiume Abbandonato una donna entra e si dirige a uno degli sportelli. Vedendo un portafoglio, decide di mettervi sopra la sua borsa, per poi intascarlo senza farsi vedere da nessuno e andare via come nulla fosse. Il legittimo proprietario, tornato allo sportello per chiedere se avessero trovato il suo portafogli, capisce che qualcuno potrebbe averlo rubato con gli oltre 460 euro al suo interno e quindi chiama i carabinieri e denuncia il fatto.

Giunto sul posto, il militare chiede di poter visionare i filmati della videosorveglianza e poi di poter accedere ai nomi di tutte le persone che avevano effettuato operazioni in quello sportello. Dai risultati emerge il nome di una donna, proprio la giovane 28enne ravennate, che in un orario compatibile aveva pagato un F24. Confrontando le immagini delle telecamere con la foto sul documento della ragazza (estrapolato dalle banche dati, quindi senza mai aver avuto un incontro di persona con la presunta ladra) nota quella che, come ha detto in aula, «sembrava una somiglianza». A quel punto inoltra la denuncia in Procura e chiede diligentemente di poter effettuare una perquisizione a casa della 28enne. Richiesta che viene negata e il pubblico ministero, ritenendo sufficienti le prove, chiede un immediato decreto penale di condanna, che viene accolto dal gip di Ravenna, comminando alla giovane una pena di oltre mille euro. Peccato, però, che quella Vigilia di Natale la giovane fosse a casa ammalata e quell’F24 della Tari a suo nome fosse andato in posta a pagarlo il fidanzato.

Assoluzione

Nei giorni scorsi la 28enne, che si è opposta al decreto, è comparsa davanti al giudice Andrea Chibelli e il pubblico ministero, visionando le immagini estrapolate dalla sorveglianza e vedendo per la prima volta in volto l’imputata, si è resa conta dell’evidente discrepanza, chiedendo immediatamente l’assoluzione con formula piena della giovane. Richiesta a cui si è associato l’avvocato e a cui il giudice ha risposto con un’immediata sentenza di assoluzione.

In aula, tra l’altro, c’era anche l’anziano derubato che, quando ha visto la ragazza, ha subito capito che qualcosa non tornava e quando l’ha notata piangere dopo l’assoluzione è andata ad abbracciarla. Tuttavia, chi ripagherà ora la 28enne delle spese sostenute e delle ripercussioni di essere stata ritenute giuridicamente, anche se per pochi mesi, la protagonista di un furto aggravato?

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