RAVENNA. Risuona due volte il canto dei partigiani e a intonarlo con più forza e convinzione sono le sardine più giovani. Il flashmob del movimento nato due mesi fa a Bologna riesce nuovamente e dopo la Darsena è piazza Kennedy ad accogliere un popolo variopinto, festoso, intergenerazionale.
La via Guerrini, che porta alla piazza, poco prima dell’orario del ritrovo diventa un corridoio colorato e lo spazio antistante al Palazzo del Mutilato si riempie solo all’ultimo. Nei numeri finiscono per quasi confermare il loro nome: si avvicinano alle cinquemila le sardine che si sono ritrovate «in una manifestazione organizzata in due giorni, ma che abbiamo voluto con grande forza», spiegano gli organizzatori. E così il palco è costituito dai gradoni della piazza e per appendere striscioni e le immancabili sardine colorate si utilizzano gli alberi e le panchine che adornano lo spazio.
Quando l’evento ha inizio infatti tutti si addossano il più possibile alle vicinanze del dehor del Fellini, per ascoltare gli interventi fatti risuonare dall’improvvisato sound system appoggiato sul marmo. Ad aprire gli interventi, accolto da grande calore, è Tommaso, che spiega il significato della mobilitazione. Parla di una «necessità di esserci, per una contrapposizione fondamentale alla piazza dove ci sono i tre leader del Centrodestra».

Un secondo dopo però precisa: «Manifestiamo certamente non contro loro ma contro ciò che rappresentano. Contro la violenza del loro linguaggio». E traccia una differenza: «Noi invece rappresentiamo la complessità, la gentilezza – spiega ancora Tommaso –. Siamo differenti dalla piazza statica che si è ritrovata a duecento metri da qui, stazionaria e improntata al conformismo». Le sardine invece si sentono più improntate «alla natura – prosegue –, che ci insegna come l’evoluzione faccia il paio con l’apertura, la dinamicità».

Quindi lascia la parola, con una frase ad effetto, alla seconda relatrice della serata: «Ora faccio un passo indietro, come è giusto di fronte a una grande donna», la piazza ride e applaude e il microfono finisce fra le mani di Giulia, verosimilmente più giovane di lui. Saluta la sua Ravenna, vedendo di fronte a sé la dimostrazione di come «questa città ha gli anticorpi giusti, per reagire a chi lucra mettendo l’uomo contro l’uomo. Noi vogliamo invece risposte difficili a temi difficili». E rivendica l’identità dell’Emilia Romagna, che «rappresenta una società che va avanti solo se gli altri ti seguono. Se possono procedere assieme a te».

Poi sono dei bambini a far partire Bella ciao, sostenuti da un fantasioso accompagnamento musicale. La piazza diviene un coro, ripetuto, mentre in tanti alzano al cielo il loro libro. C’è chi stringe Fenoglio, col suo Il partigiano Johnny. Altri Il buio oltre la siepe. Chi tiene vicino al cuore, orgoglioso, I doveri dell’uomo di Mazzini.

Intervengono le associazioni, tra cui l’Anpi, che ringrazia i ragazzi per essersi mobilitati in difesa dei principi costituzionali. «È una magia che si ripete – dichiara entusiasta Edoardo Caroli, fra i rappresentanti ravennati del movimento –. Per la seconda volta abbiamo vinto la sfida della piazza con Salvini e i populismi che oggi rappresentano questa destra. Abbiamo voluto costruire un’alternativa per i ravennati che si sentivano di mobilitarsi in questa ultima giornata di campagna elettorale. E il risultato – conclude – è andato molto oltre le aspettative. Abbiamo dimostrato che a Ravenna non c’è spazio per chi fonda il suo messaggio su odio e false notizie. Infatti erano molto meno della metà di noi». Ora la parola alle urne. Saranno loro a “dirci” quale sia davvero la piazza più grande.

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