I 30 anni del 118: “Nel 2021 in Romagna 200mila chiamate” VIDEO

Un 30° compleanno da celebrare insieme. Per meglio fare conoscere come opera il sistema 118 nelle giornate di sabato 26 marzo e domenica 27 marzo, dalle ore 9 alle ore 18, è stato programmato un “open day” presso la centrale operativa 118 e la base elisoccorso di Ravenna aperto a tutti i cittadini. E’ richiesto il green pass per poter accedere alle aree individuate per la visita che sarà guidata da operato del 118.

“Nel 2021 le chiamate al 118 sono state circa 200mila in Romagna”, ha sottolineato Maurizio Menarini, direttore del 118, che ha presenziato a una conferenza stampa insieme all’assessora Federica Moschini (decentramento, lavoro, immigrazione, politiche e cultura di genere, associazionismo e volontariato a Ravenna) e al direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori.

Il sistema 118 Romagna assicura gli interventi di soccorso in emergenza nei Comuni che fanno parte dell’AUSL della Romagna con il coordinamento della Centrale Operativa 118 che ha sede a Ravenna (una delle tre centrali regionali assieme a Bologna e Parma). L’Emilia Romagna è la regione che ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo dei sistemi di soccorso sanitario preospedaliero. L’esperienza di centrali operative a valenza provinciale che gestiva le risorse di mezzi disponibili al fine di fornire una risposta efficace ed efficiente risale a metà degli anni ’80. Questo modello ha contribuito in modo determinante a quanto presente nel DPR 27 marzo 1992 (“Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza”) che sancisce la “nascita” del 118, del sistema di risposta alle emergenze territoriali.


La centrale operativa Romagna Soccorso

Nel corso degli anni, il sistema 118 Romagna si è andato consolidando (nel 2006 si aggregano Ravenna e Forlì, poi nel 2008 confluisce Cesena e infine nel 2009 Rimini), mentre la Centrale Operativa 118 Romagna è allocata a Ravenna. In questi anni è cresciuto progressivamente il livello delle performance garantite dai team sanitari, di pari passo con il progresso della scienza della medicina preospedaliera d’emergenza.
Nell’esperienza del 118 Romagna su tutte le ambulanze è presente un infermiere, con esperienza e formazione specifica. Ne deriva l’indubbio vantaggio che già del primo intervento è garantita una risposta sanitaria qualificata e professionale, specialmente nel caso delle patologie “tempo-dipendenti” ovvero delle condizioni acute che richiedono cure precoci e qualificate per ottenere la miglior ripresa possibile per il paziente (arresto cardiaco, infarto miocardico, ictus, trauma grave). La presenza ulteriore di automediche consente, nei casi di maggiore gravità, il simultaneo intervento di medici in grado di trattare il paziente con la necessaria competenza diagnostico-terapeutica.
Ad ulteriore integrazione del sistema di risposta preospedaliera occorre considerare l’elisoccorso, che quest’anno (il 5 luglio 2022) “compie” 35 anni di attività. Esso rappresenta una “terapia intensiva volante” che consente l’anticipazione sul territorio dei trattamenti di “medicina critica dell’emergenza” con guadagno di tempi e avvio di percorsi ospedalieri di trattamento definitivo.


I mezzi di soccorso sul territorio


Per quanto riguarda i numeri, sono presenti sul territorio romagnolo 43 ambulanze con infermiere, 12 automediche. Nei mesi estivi vi è un potenziamento, con 10
ambulanze aggiuntive. A questo si aggiunge l’elisoccorso.
Il sistema di soccorso ha uno stretto legame con la rete ospedaliera policentrica di AUSL della Romagna, consentendo il trasporto mirato nell’ospedale idoneo per il trattamento del paziente, con percorsi diretti in caso di specifiche patologie (accesso ai laboratori di emodinamica per l’infarto miocardico, lo stroke center in caso di
ictus). Nel 2021 sono stati eseguiti 130 mila interventi di soccorso, con un terzo degli stessi nei mesi di giugno, luglio ed agosto.


Pandemia Covid: triplicate le chiamate giornaliere alla Centrale Operativa


L’organizzazione del sistema 118 ha consentito di rispondere al meglio alla pandemia COVID-19. La prima ondata del febbraio – marzo 2020 ha impattato in modo assai rilevante in termini di chiamate al 118, passando in un giorno (dal 21 febbraio data del primo caso in Italia, ai giorni successivi) da 450 chiamate ad oltre 1300, triplicando il numero di richieste.
Questo numero assai elevato di chiamate era legato a richieste di informazioni in merito a percorsi da seguire, alla paura ed all’ansia rispetto ad una condizione che non si conosceva: il 118 è stato per diverse settimane punto di riferimento per i cittadini, in una fase di riorganizzazione di tutto il sistema sanitario.
L’encomiabile impegno degli operatori tecnici che per prima rispondono alla chiamata ed indirizzano la richiesta (azione di “filtro”) e degli infermieri che hanno saputo rispondere e processare chiamate per emergenze sanitarie e per fornire informazioni con finalità di tranquillizzare le persone, ha consentito di rispondere in modo puntuale a tutti i cittadini.
L’esperienza dell’epidemia COVID-19 ci ha lasciato diversi spunti di riflessione e valorizzato i punti di forza del sistema 118 Romagna. In particolare, sono emersi il valore del lavoro di squadra e la forza dell’organizzazione sanitaria come elemento fondamentale per affrontare imprevisti e situazioni di grande criticità. A distanza di trent’anni l’esperienza largamente positiva rafforza l’obiettivo di rendere l’organizzazione del sistema 118 Romagna ancora più uniforme ed integrata nell’ambito dell’offerta sanitaria complessiva.

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