Ravenna, rivoluzione nei consigli territoriali

In principio erano le circoscrizioni, poi la legge costrinse alla nascita dei consigli territoriali, che ora cambiano pelle: più lavoro sugli interventi capillari, meno consiglieri da eleggere, funzioni differenti e risulteranno sempre meno simili ad un “consiglio comunale in piccolo”. Il Comune di Ravenna – uno fra quelli con la tradizione più antica sull’organizzazione del decentramento essendo anche il secondo più esteso in Italia dopo Roma – ha visto il consiglio lavorare per quasi tutta la legislatura su una nuova bozza di regolamento per i dieci “parlamentini”. Per rappresentare le problematiche territoriali e per tentare di risolverle, erano stati eletti un totale di 200 rappresentanti, venti per ogni realtà, coinvolgendo anche altre decine di cittadini chiamati come “esperti” nelle commissioni tematiche. Ora la delibera, che a Palazzo Merlato ha visto 21 voti favorevoli (gruppi di maggioranza e il consigliere Marco Maiolini del gruppo Misto), 9 contrari (CambieRà, Forza Italia, La Pigna, Lega nord, Lista per Ravenna, il consigliere Emanuele Panizza del gruppo Misto), ne prevederà un numero dispari per evitare “pareggi” in votazione, variabili da 13 a 19 a seconda della grandezza del territorio e dei suoi abitanti. Secondo l’assessore al Decentramento, Gianandrea Baroncini, si tratta di un Regolamento «più attuale, che preserva e attua pienamente le funzioni proprie deiConsigliterritorialiquali strumenti di reale partecipazione dei cittadini – spiega il componente di Giunta -. L’ottica del nuovo strumento è una maggiore collaborazione ed effettiva co-progettazione sull’attività pianificatoria dell’Amministrazione comunale».

Critiche dall’opposizione

L’opposizione boccia le nuove consulte, con Lista per Ravenna che considera i nuovi consigli «una forzatura fatta dalla maggioranza alla vigilia della scadenza del mandato», e Fi che li trova una «follia burocratica». Per CambieRà non si è semplificato, ma complicato. Il Pd invece è soddisfatto: «Siamo felici – dichiara il capogruppo Fabio Sbaraglia- di vedere giungere a compimento l’approvazione di questo nuovo regolamento. Tentiamo così di ridare dignità e valore al ruolo deiConsigli. Le procedure di funzionamento saranno snellite e cambieranno gli ambiti di intervento, con una piena ed effettiva elezione democratica dei propri componenti».

Rivoluzione nell’elezione

Come detto, in effetti, la modalità di scelta dei consiglieri cambia radicalmente. Prima ricalcava i voti presi dalle liste presentatesi alle Amministrative, con la preferenza dell’elettore che andava solo a selezionare i nomi dei componenti, coi numeri già stabiliti nelle precedenti elezioni. Col nuovo regolamento invece si potranno presentare anche liste che non sono presenti a Palazzo Merlato, raccogliendo un certo numero di firme. A patto che chi promuove questa iniziativa sia in grado di presentare liste in almeno sei consigli territoriali. Cambiano poi le modalità di espressione del parere: sempre meno sì/no, sempre più osservazioni che diano conto del parere del consiglio sulla tematica.

«Negli ultimi anni mi è parso che l’Amministrazione volesse dare un ruolo maggiore ai consigli territoriali. Col nuovo regolamento il loro peso potrà aumentare».

Antonio Mellini viene chiamato dai colleghi “il presidente dei presidenti”. Non è stato solo il consigliere che ha presieduto le sedute della consulta di “Ravenna sud”, ma ha coordinato, in questa legislatura, il lavoro dei “numeri uno” dei 10 territori. Secondo lui col nuovo regolamento «da un lato spoliticizza i consigli, perché saranno meno legati ai partiti. Dall’altro canto penso li possa indurre a fare buona politica. In futuro infatti si esprimeranno solo sulle questioni di competenza territoriale. E il fatto che per lo più daranno pareri e osservazioni, entrando nel merito dei problemi, li astrarrà dall’agone politico più muscolare del “sì o no” da conferire al Comune».

Prima, secondo Mellini, il regolamento non funzionava a dovere perché «replicavamo una discussione che si sarebbe tenuta anche in Municipio, con le stesse dinamiche. Ci esprimevamo, per dire, anche sul bilancio preventivo nel suo complesso, senza possibilità di incidere». Adesso il presidente di “Ravenna Sud” vede gli spiragli “per andare più al nocciolo delle questioni. Già negli ultimi anni, nel piano triennale degli investimenti, le prassi sono cambiate per ricomprendere un po’ di più gli stimoli territoriali. Credo in futuro si potrà migliorare ancora».

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