Il contenzioso è durato due anni, e solo ora la bagarre sulla gestione dei rifiuti al porto sembra giunta a una soluzione. Un epilogo che tuttavia pare destinato alle carte bollate, con una diffida indirizzata a circa 600 diportisti. È questo il numero dei titolari dei posti barca di Marinara che ancora non hanno pagato la quota annuale di 90 euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Il termine ultimo per saldare il servizio è scaduto infatti lo scorso 15 luglio, e ora la Simap, la società che nel 2018 ha vinto il bando di Autorità portuale, non vuole rinunciare ai circa 54mila euro che ancora mancano all’appello.

«Hanno pagato solo in 50»

Una gestione complicata quella relativa al pagamento della tariffa da parte dei diportisti del porto turistico. Sulla carta sono 642 i posti barca di Marinara destinatari della tassa. I 90 euro stabiliti da Autorità Portuale non fanno distinzione tra i natanti; yacht e barchette, per intenderci, devono pagare la stessa cifra, e lo stesso devono fare anche i titolari degli appartamenti che pur avendo uno spazio riservato al porticciolo non hanno alcun natante ormeggiato. Tuttavia, «ad oggi, solamente 50 proprietari hanno saldato», commenta amareggiato Angelo Carella, legale rappresentante della Simap. «A quanto ci risulta Marinara ha mandato una comunicazione alla mailing list – aggiunge -, ma i destinatari sono meno della metà del totale. Non sappiamo quanti siano effettivamente stati messi a conoscenza della scadenza. Inoltre, dalle verifiche che abbiamo fatto, l’elenco non è nemmeno aggiornato e comprende anche ex titolari che hanno ceduto la proprietà da tempo». Insomma, un caos che ora farà partire le raccomandate: «Le prime diffide ad adempiere le abbiamo già spedite via mail; mandarle anche via posta a tutti e 600 sarà un lavoraccio».

Un compromesso travagliato

Il problema non si pone invece con gli altri tre circoli, l’Anmi (che conta 108 barche), il circolo Velico (148) e il Ravenna Yacht Club (300). «Loro si fanno carico non solo del conferimento nei nostri cassonetti dei rifiuti prodotti dagli associati – prosegue Carella -, ma raccolgono anche le singole tariffe e saldano direttamente a noi l’intero servizio. Con Marinara abbiamo raggiunto questo compromesso pur di sbloccare una situazione di illegalità che durava da anni».

Il riferimento è al contenzioso nato all’indomani del bando di Ap aggiudicato dalla Simap lo scorso 11 maggio 2018 (era stata l’unica ditta specializzata e autorizzata a partecipare alla gara). La società aveva posizionato i cassonetti per la raccolta dei rifiuti, ma non essendo mai stato raggiunto un accordo sulle modalità di pagamento della tariffa, aveva deciso di chiuderli a chiave e slucchettarli a chiamata. Il risultato tuttavia era stato lontano dalle aspettative: nessun diportista aveva mai contattato né pagato il gestore per conferire i propri rifiuti. Così, negli ultimi due anni la spazzatura dei diportisti è finita nei cassonetti della raccolta urbana, quella gestita da Hera e pagata con la Tari dai cittadini. Una mole di rifiuti stimata dalla stessa Autorità portuale a circa 130 tonnellate l’anno. Il tutto, senza alcuna sanificazione né smaltimento specifico che la legge vuole siano affidati a ditte specializzate.

A complicare la faccenda erano state anche le schermaglie tra il concessionario e Ap a colpi di sanzioni e ricorsi al Tar. Tra queste – appunto – una penale da 500 euro per avere tenuto chiusi i bidoni, imputando all’azienda la “scorretta gestione del servizio”. «Le abbiamo pagate tutte – ribatte Carella – pur contestandole nelle sedi opportune». Ora, il responsabile dell’azienda vede anche il lato positivo: «Finalmente – conclude – il servizio è operativo e in regola». Con un “ma” grande quanto 600 posti barca.

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