Ravenna, ricerche di metano entro le 12 miglia

Il Governo ha approvato la legge che permetterà alle estrazioni di metano di ripartire, abbassando la zona in cui è vietato fare ricerche da 12 a 9 miglia e attenuando i vincoli. Il decreto “Aiuti quater” è stato convertito in legge nella giornata di ieri, al termine di una seduta agitata dai deputati del Movimento 5 Stelle che hanno protestato in particolare contro il mancato taglio delle accise del governo. Per Ravenna è un passaggio importante: in città il plauso alle intenzioni dell’Esecutivo è stato pressoché unanime e anzi le critiche, arrivate nei giorni scorsi, riguardano per ora il fatto che non si sia passati ancora dalle parole ai fatti. Secondo Davide Tabarelli di Nomisma Energia la ripresa delle estrazioni è «al palo» e anche il Pri, il partito che più spinge in città per la ripresa delle estrazioni, con Giannantonio Mingozzi lamentava che per ora l’annunciato “sblocca trivelle” si sia limitato a qualche abboccamento tra Regioni e Governo. Va detto che l’opposizione del Veneto, regione dove la questione della subsidenza non viene relegata a mero effetto collaterale, pesa non poco sul dibattito visto che lì si trova uno dei bacini elettorali principali dell’Esecutivo in carica. Il Pd ravennate è invece favorevole alla ripresa delle estrazioni mentre la Regione, che deve vedersela con i malumori ferraresi sul tema, per ora si è dimostrata molto più cauta preferendo concentrare per ora i suoi sforzi per il superamento della crisi energetica sul progetto del rigassificatore, per il quale si parla addirittura di un raddoppio nei prossimi anni.

Le nuove misure

Ma cosa dice la nuova legge? L’articolo 4 modifica e integra la disciplina sull'approvvigionamento di lungo termine di gas naturale di produzione nazionale, da destinare a prezzi calmierati, ai clienti finali industriali “energivori”. Le concessioni ammesse alle procedure di approvvigionamento potranno operare anche nelle aree interessate dai cosiddetti vincoli aggiuntivi di esclusione. Si tratta dei limiti dettati dal Pitesai – il “piano regolatore” delle attività estrattive che il Governo ha approvato su impulso dei Cinque Stelle la scorsa legislatura –, molto criticati dagli operatori offshore. In generale si tratta di vincoli di salvaguardia, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale, territoriale ed economico di varia natura. Ora vengono superati e si prendono in considerazione i soli “vincoli assoluti” costituiti dalla vigente legislazione nazionale ed europea o da accordi internazionali. Sarà consentito il rilascio di nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi in zone di mare fra le 9 e le 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, limitatamente ai siti con potenziale minerario di gas superiore a 500 milioni metri cubi. Vengono inoltre ridotti da 6 a 3 mesi i termini dei procedimenti di valutazione e autorizzazione delle opere di realizzazione di interventi per le procedure di approvvigionamento, nonché dei procedimenti di conferimento delle nuove concessioni.

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