Ravenna, revocato il sequestro al Bagno Oasi. Ma niente ombrelloni

Ombrelloni, sdraio e lettini rimarranno sotto sequestro. Bar e ristorante invece potranno riaprire. Già da questa mattina, dalle 9.30, Capitaneria di porto e Polizia locale toglieranno i sigilli al Bagno Oasi di Lido Adriano. Così ha deciso il tribunale del Riesame, accogliendo in parte l’istanza di dissequestro presentata da Patrizia Vivoli, proprietaria dello stabilimento balneare. L’imprenditrice, tutelata dall’avvocato Albert Pepe, è indagata per occupazione abusiva di area demaniale, in concorso con un dipendente, nel frattempo allontanato dall’attività, chiusa dal 30 agosto, data in cui il giudice per le indagini preliminari Sabrina Bosi ha firmato una nuova e più severa ordinanza di sequestro preventivo, estesa sia all’attrezzatura sia all’interno stabilimento. Ma è dalla fine di luglio che la rocambolesca estate del Bagno Oasi ha sorpreso la clientela a colpi di sigilli, ricorsi e nuove infrazioni.

Il canone non pagato

Per risalire all’origine della questione bisogna tornare alla metà dell’estate appena trascorsa. Una stagione balneare affrontata dalla struttura pur senza essere in regola con il pagamento del canone al demanio marittimo. La situazione, protrattasi nel tempo senza che nessuno saldasse gli arretrati, ha portato alla revoca della concessione per il servizio spiaggia. Ecco allora che il 22 luglio è arrivata la prima intimazione a rimuovere tutto dalla spiaggia. Una richiesta tuttavia rimasta inascoltata per almeno tre giorni, quando un ulteriore sopralluogo della Capitaneria ha constatato che il servizio in zona demaniale era ancora nel pieno dell’attività. È così scattato il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip su richiesta del sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi, che nella mattinata dell’1 agosto ha fatto alzare turisti e clienti dello stabilimento, transennando tutto.

Il nuovo sequestro

La misura non è durata molto. Ma anche il dissequestro ha ceduto ben presto il passo a un nuovo provvedimento, ben più restrittivo. Grazie all’istanza presentata dall’avvocato, infatti, il Bagno Oasi aveva riottenuto la disponibilità dei beni sequestrati, a patto che nulla fosse riposizionato sulla sabbia. Avrebbe cioè potuto continuare solo con bar e ristorante. Così non è stato. Perché il 17 agosto (giorno in cui il gip ha disposto la restituzione dei beni congelati) è emerso che in realtà il servizio in spiaggia era già stato riattivato nonostante il divieto. Per questo, una volta accertata l’infrazione, il giudice ha disposto il sequestro dell’intera struttura, che il 30 settembre è stata costretta a chiudere.

Il dissequestro

Arriviamo così a venerdì scorso, giorno in cui in tribunale a Ravenna è stata affrontata la richiesta di dissequestro presentata dall’avvocato della titolare. Nella memoria depositata dal legale, la proprietaria dell’attività offre la propria versione di quanto successo nelle settimane precedenti. A riposizionare l’attrezzatura in spiaggia, agendo all’insaputa della titolare, sarebbe stato un dipendente, approfittando di un momento in cui la responsabile non era presente. Una decisione dunque arbitraria, che gli sarebbe costata il posto di lavoro. Anche questo aspetto è stato evidenziato ai giudice, nella speranza di ottenere quantomeno la possibilità di riaprire il ristorante e riprendere l’attività fino a inverno inoltrato.

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