Ravenna, raggirato per 11mila euro e abbandonato ore in tribunale

Era ossessionato dal timore che in casa tramassero alle sue spalle. Paranoie da libro giallo, nelle quali la moglie avrebbe fatto parte di una misteriosa organizzazione che lo voleva morto, mentre una delle figlie gli avrebbe venduto di nascosto alcuni appartamenti costruiti col sudore di una vita. Un delirio persecutorio, quello patito da un 85enne di Russi, di cui si sarebbe approfittata una donna; una 47 anni che lo aveva conosciuto – così ha detto lui – in quanto figlia della signora che lo aiutava nelle pulizie domestiche. Ora è a processo per circonvenzione d’incapace. Secondo l’accusa avrebbe convinto l’anziano a fare causa a uno dei familiari, dandogli appuntamento in tribunale per un presunto incontro con un avvocato, facendosi consegnare la bellezza di 11 mila euro in contanti che sarebbero serviti per la parcella. «Aspetta qui», gli avrebbe detto la mattina del 18 gennaio 2019, abbandonandolo poi tra i corridoi del palazzo di giustizia.

E’ un racconto confuso e annebbiato quello che la vittima ha fatto ieri in aula rispondendo alle domande del giudice monocratico Andrea Chibelli e del viceprocuratore onorario Simona Bandini. Quel giorno, si era incontrato con la 47enne in tribunale sulle 10 di mattina. «Mi disse di darle il portafogli, che lo avrebbe custodito lei nella borsa». Dentro c’erano circa 11mila euro; sul conteggio è stato assai lucido, 9.500 li aveva prelevati alle Poste (ed è precisamente la cifra contestata nel capo d’imputazione), gli altri li teneva in casa. L’anziano era rimasto ore ed ore in tribunale, senza mangiare né bere, aspettando il ritorno della donna. Si erano fatte le 15 quando un giudice penale, vedendolo spaesato nel corridoio, aveva chiesto l’intervento di un ispettore di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza. Alla fine era andata a prenderlo una delle figlie, la stessa che l’anziano avrebbe voluto querelare. Dalla visione delle telecamere era stata successivamente identificata l’accompagnatrice, ieri difesa dagli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini.

L’articolo completo sul Corriere Romagna, nell’edizione del 29 aprile 2021

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