Ravenna, quattro indagati per la morte di Christian Vernocchi

Sono quattro i nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati per la morte del 26enne Christian Vernocchi. Il primo è stato il legale rappresentate della società “Ravenna chimica srl” poi, nei giorni scorsi, sono seguiti i legali rappresentanti di Hera, della Maie e il giovane collega di lavoro che si trovava sul luogo dell’incidente quella maledetta sera. L’accusa formulata dal pubblico ministero Cristina D’Aniello è per tutti la medesima: omicidio colposo. Gli avvisi di garanzia sono stati formalizzati proprio nelle ultime ore e ieri mattina i consulenti nominati dalla Procura hanno dato il via alle operazioni di indagine, allo scopo di chiarire le cause dell’incidente che la sera del 14 gennaio costò la vita al 26enne ravennate, mentre stava lavorando nella stazione di trasferimento dei rifiuti urbani a Cervia.

Cosa è andato storto? Come è potuto accadere che la benna di quella pala meccanica abbia travolto e poi ucciso il ragazzo? Le domande sono tutte sul tavolo e ora i tecnici sono chiamati a ricostruire i fatti.

La consulenza

Nella mattinata di ieri il pm D’Aniello ha conferito l’incarico ai suoi consulenti, ponendo loro quattro quesiti principali a cui dare delle risposte. Il primo è quello di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente avvenuto quel giovedì. Altri due quesiti su cui il sostituto procuratore chiede chiarimenti sono la funzionalità del mezzo a marchio Maie utilizzato dai due colleghi e se fossero state rispettate, nel tempo, tutte le manutenzioni previste e necessarie. Ed è proprio da qui che i consulenti hanno dato il via al loro lavoro. Infine, la richiesta è quella di valutare l’esatto assetto lavorativo di Christian e del suo collega, entrambi dipendenti della “Ravenna chimica srl”, società del gruppo Ciclat che ha in appalto dalla multiutility Hera la manutenzione dei mezzi all’interno della piattaforma ecologica attrezzata.

Gli incarichi sono stati dati con la formula dell’accertamento tecnico irripetibile, che garantisce agli indagati – difesi dagli avvocati Carlo Benini e Monia Socci, oltre a legali del foro di Forlì e di Milano – di poter nominare dei consulenti di parte che partecipano alle operazioni. Il tempo concesso è di novanta giorni.

La dinamica

Fin dall’inizio dell’indagine, due sono però le principali ipotesi su cui gli inquirenti hanno concentrato i propri accertamenti. La prima è che la pala meccanica fosse in movimento, al momento dinamica ritenuta più probabile. La seconda è invece che il mezzo fosse fermo e Christian insieme al suo collega si trovassero a terra per effettuare delle manutenzioni. Questi dubbi, oltre ai consulenti, potrà scioglierli anche l’operaio che il 14 gennaio stava lavorando insieme a Vernocchi nella stazione di trasferimento cervese. Ora il lavoratore si trova formalmente indagato, ma rimane il solo testimone oculare dell’accaduto.

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