A Ravenna chi è in quarantena monitorato con whatsapp e Google maps

RAVENNA. Il controllo di persone in quarantena tramite le app a Ravenna è già realtà. Non ancora attraverso le applicazioni dedicate che il governo studia per monitorare gli spostamenti delle persone (strategia che a Singapore e Taiwan ha permesso di contenere i contagi e limitare o addirittura evitare il lockdown), ma sfruttando l’utilizzo della tecnologia già disponibile, ovvero videochiamate e geolocalizzazioni tramite google maps e whatsapp.

Controlli “social”

In città l’impiego degli applicativi al fine di verificare il rispetto dei provvedimenti che limitano gli spostamenti è attivo da qualche settimana tramite una task force ristretta della Polizia locale appositamente costituita. Così, dopo i controlli tradizionali sulle strade di polizia, carabinieri e finanza, i pattugliamenti in borghese e i sopralluoghi con i droni, ora per il monitoraggio di chi è in quarantena o in isolamento domiciliare per contatti con persone contagiate entra in campo la tecnologia.

Riservatezza rispettata

Un alleato in più nel contrasto alla diffusione del virus. E nell’ambito del progetto coordinato dalla Prefettura, viene anche superato il nodo principale dell’impiego degli applicativi, ovvero la privacy degli utenti. Posto che ormai siamo tutti tracciati o profilati ogni volta che utilizziamo lo smartphone, la garanzia della riservatezza in questo caso è legata al fatto che la geolocalizzazione passa necessariamente attraverso il consenso dell’utente, consenso insito nell’invio da parte di quest’ultimo di immagini o della posizione del telefonino.

Il meccanismo di accertamento

A fornire i contatti delle persone sotto monitoraggio è l’Ausl stessa, che attraverso la propria banca dati indica i nominativi delle persone entrate a contatto con il virus. E in base a quelli, i pubblici ufficiali incaricati di vigilare sul rispetto delle norme effettuano l’accertamento da remoto. Il primo tentativo, se l’utente ha il telefono fisso, viene fatto chiamando sulla linea di casa; in caso di risposta appare praticamente scontato che chi si trova dall’altra parte della cornetta stia rispettando le prescrizioni. Diversa è la questione per i cellulari, utenza sempre più spesso unica delle persone o che viene utilizzata quando il telefono fisso squilla a vuoto; in questo caso gli agenti chiedono alla persona contattata di dimostrare dove si trova, lasciando l’utente libero di farlo se con un selfie o una videochiamata (purché l’inquadratura sia sufficientemente angolata da dimostrare di trovarsi in un contesto domestico) oppure attraverso l’invio della posizione sfruttando le applicazioni che consentono la localizzazione. Come whatsapp appunto.

Il “controllo” del controllo

La sperimentazione del “videocontrollo” sembra dare buoni risultati incontrando la collaborazione dei cittadini. Pochissime le resistenze, ma anche in quel caso l’obiettivo dell’accertamento è stato centrato: infatti chi non ha colto l’invito lo ha fatto temendo si trattasse di una truffa da parte di falsi appartenenti delle forze dell’ordine e si è rivolto…al 112.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui