Ravenna, pugno al cuoco di bordo che gli toccò il sedere. Patteggia

I dispetti, le prese in giro e le risatine alle spalle, alternate a palpeggiamenti e altri gesti goliardici da “caserma”. Erano diventati una sorta di routine tra i marittimi a bordo, che lo avevano preso di mira fin dai primi giorni di quei tre lunghi mesi di navigazione. E quando finalmente la nave era attraccata al porto di Ravenna, era bastata l’ennesima manata nel sedere per farlo sbottare. Quel giorno – era il 12 marzo 2018 – a farne le spese fu un secondo ufficiale, capo cuoco filippino della “Corsair”, motonave battente bandiera panamense e appena giunta alla banchina Nord del Candiano. Lo stese con un gancio destro in pieno volto, che costò ben 50 giorni di prognosi e un intervento chirurgico allo sventurato responsabile della cucina. Un knock out per il quale ieri in tribunale a Ravenna Nikolaos Malchias, marittimo greco di 33 anni, ha patteggiato un anno e quattro mesi.

Deriso durante il viaggio

La reazione violenta gli era costata l’immediato licenziamento da parte della compagnia che lo aveva assunto per la spedizione a bordo della motonave. Sbarcato a terra, aveva ricevuto un biglietto aereo per fare ritorno nel Paese balcanico. Non prima però di essere sentito dagli inquirenti su quel pugno sferrato a bordo nave. Lui – difeso dall’avvocato Silvia Subini – aveva raccontato la sua versione; aveva detto di essere stato oggetto del continuo scherno dei colleghi, forse animato anche da alleanze tra marittimi di nazionalità diverse. Lui, greco di una certa stazza, se l’era dovuta vedere con una “coalizione” di filippini che l’avevano preso di mira. Fra questi il capo cuoco, appunto, non certo un marcantonio, sul cui volto si era concentrato un pugno carico del nervosismo accumulato nelle precedenti settimane. L’ufficiale aveva provato ad alzarsi, invano. Così erano arrivati in massa, sanitari, forze dell’ordine e pure l’agente marittimo per capire che cosa fosse mai accaduto. Al pronto soccorso di Ravenna i medici avevano diagnosticato numerose fratture scomposte estese fino alle cavità orbitarie e lesioni alle pareti laterali e alle ossa nasali. Insomma, una prognosi che oltre ai 50 giorni dati al momento delle dimissioni, gli era costata anche un intervento maxillo facciale.

Le accuse di lesioni gravi

Ecco perché quel pugno si è tradotto nell’accusa di lesioni personali gravi, aggravate oltretutto dall’incapacità per la vittima di svolgere altre attività di tipo ordinario per oltre 40 giorni. Tant’è che il cuoco si è a sua volta costituito parte civile con l’avvocato Federico Baldazzi.

Ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare Corrado Schiaretti, la vicenda è approdata alla conclusione con la decisione di patteggiare (con pena sospesa) in accordo con il sostituto procuratore Daniele Barberini.

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