Ravenna, Pronto Soccorso: “I medici temono i pazienti aggressivi”

La carenza di professionisti in Pronto soccorso, a Ravenna come in tutta Italia, risente di una “scelta di vocazione”: i Ps non sono appetibili sia per i carichi di lavoro sia per “l’aggressività” sempre maggiore da parte degli assistiti.
Lo ha sottolineato ieri in commissione a Ravenna la direttrice del distretto sociosanitario Roberta Mazzoni, illustrando il progetto da oltre 11,2 milioni di euro finanziati dal Pnrr per la Casa della comunità in Darsena, con annesso Ospedale di comunità. I Pronto soccorso, ribadisce, sono i luoghi con più casi di aggressioni e violenze verbale sui sanitari che hanno difficoltà a interfacciarsi con i cittadini. E per rispondere agli assembramenti e alleggerire il flusso di pazienti occorre «rafforzare le cure territoriali con strutture alternative agli ospedali».
Al momento, al contrario del forese, la città di Ravenna non ha case della salute e con il progetto di quella in Darsena si punta a «intercettare precocemente i bisogni degli assistiti per evitare il ricorso a Ps e ospedali». Di certo l’Ausl Romagna, prosegue Mazzoni, mette in campo «tutte le risorse per garantire i servizi, anche attraverso una loro razionalizzazione e le maggiori competenze assegnate al personale infermieristico».
Una mano la daranno anche i finanziamenti Pnrr per la telemedicina e la nuova Centrale operativa territoriale che vede infermieri, assistenti sociali e personale amministrativo insieme per gestire il percorso dei pazienti sul territorio.
Tre piani di sanità pubblica
Più nel dettaglio della Casa della comunità, il Consiglio comunale è chiamato a votare il permesso a costruire in deroga alla destinazione d’uso che passa da scolastica a sociosanitaria. Nell’edificio di tre piani per circa 4.400 metri quadrati di superficie verranno ospitati: al piano terra i servizi di accoglienza, il Cup, il punto prelievi, una sala per interventi di promozione della salute, una cucina per corsi rivolti alla popolazione target, un bar aperto all’esterno. Al primo piano ambulatori e studi dei medici di medicina generale, che potranno arrivare a 20, con l’obiettivo di trasferire tutte le prestazioni specialistiche di primo livello. Al secondo pian l’ospedale di comunità con 20 posti letto, servizi riabilitativi e l’area radiologica. Il tutto con un finanziamento di 11,2 milioni di euro dal Pnrr e la candidatura al Fondo di salvaguardia per fare fronte al rincaro delle materie energetiche. Il cantiere dovrebbe partire tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 per concludersi entro il giugno del 2026. Intanto, conclude Mazzoni, si lavora alla «fase 2 ancora da finanziare» per la realizzazione di un secondo stabile per accogliere il consultorio e la pediatria di comunità, e dare anche un ampio spazio alle associazioni di volontariato coinvolte.

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