Ravenna, scoppia la polemica sulla mostra di Chuck Close al Mar

Ravenna, scoppia la polemica sulla mostra di Chuck Close al Mar
La mostra di Chuck Close al Mar (foto Massimo Fiorentini)

RAVENNA. Una nube di polemiche accompagna l’inaugurazione al Mar della mostra “Mosaics” di Chuck Close, artista contemporaneo americano che ha raggiunto la fama mondiale grazie ai suoi meravigliosi ritratti iperrealistici. Il pittore, paralizzato alle gambe dal 1988 a causa di un collasso vertebrale, più di un anno fa era stato accusato da otto diverse modelle di molestie sessuali verbali fortemente esplicite, che si sarebbero protratte durante alcuni “shooting” fotografici a casa sua.

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Close non è mai andato a processo, ma tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, come riporta l’Huffington Post, molti musei americani avevano affrontato la questione reagendo in maniere differenti, sempre comprendendo la gravità della situazione e la conseguente rilevanza mediatica. La National Gallery Of Art di New York, per esempio, aveva rimosso l’autoritratto di Close da una posizione di rilievo all’interno della loro esposizione, sostituendolo con un altro dipinto di un’autrice donna; la Pennsylvania Academy of Fine Arts (Pafa), invece, aveva dichiarato che rimuovere di punto in bianco le opere dell’artista avrebbe precluso la possibilità di far luce sul problema, ostacolando la conversazione a riguardo.

La polemica
Per quanto riguarda Ravenna, non tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda. Una cittadina indignata commenta: «Non era il momento, specialmente nel tumulto del movimento femminista Me Too, al quale, tra l’altro, le vittime di Close si sono appellate. Non pretendo che la mostra venga cancellata, ma sarebbe giusto aprire un dialogo con la città e istituire una campagna di sensibilizzazione sul tema della violenza sessuale in concomitanza con l’esposizione». Poi si chiede: «Non esiste certo solo lui come artista contemporaneo, perché non è stato scelto qualcun altro, magari una donna?».

La replica di Tarantino
Il direttore del Mar e della Classense, Maurizio Tarantino, è di diverso avviso: «Sono perfettamente conscio delle accuse e sono fermamente convinto che ogni molestia e aggressione, verbale e non, sia da condannare. Però, sono anche certo che il prodotto artistico di un individuo vada sovente separato dalla sua biografia. In altre parole – continua – l’arte non deve essere il biglietto da visita della morale di un artista. Ci sono stati grandi pittori e letterati, come Picasso e Petrarca, con trascorsi oscuri e controversi e, se non altro, attraverso le loro opere possiamo provare ad analizzare l’influenza della loro psiche, del loro dolore e la loro esperienza di vita». Poi conclude in prospettiva propositiva: «Al Mar esponiamo, ogni anno, monumenti della cultura: se questi importanti capolavori accendono anche una conversazione civile su importanti temi di attualità e giustizia, allora l’obiettivo raggiunto non sarà solo artistico, ma anche sociale».

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