Ravenna, per le svastiche nella sede Arcigay multa da 700 euro

Da fine novembre 2018 a metà febbraio 2019 aveva imbrattato con svastiche e altri simboli la sede di Cittattiva e, anche quando i segni tracciati con una bomboletta spray di colore blu venivano rimossi dai volontari, lui era tornato per imbrattare di nuovo quei muri. Muri dove campeggiavano un murales dedicato ai migranti e alcuni manifesti dell’Arcigay, con la sede a fianco di quella di Cittattiva: ora, per quelle svastiche, il 58enne di Cotignola che all’epoca era stato individuato dalla Polizia locale grazie alle immagini delle telecamere, dovrà pagare una multa da 700 euro. Lo ha deciso ieri pomeriggio il giudice Tommaso Paone emettendo la sentenza con cui si è chiuso il processo nei confronti dell’imbrattatore seriale. L’uomo è stato chiamato a deporre e, seduto sul banco degli imputati, ha ammesso le propria responsabilità, senza però fare riferimenti politici come avvenuto quando, tre anni fa, era stato fermato dagli agenti della Polizia locale e aveva dichiarato di essere passato dalla sinistra antagonista alla destra radicale. «Non cerco giustificazioni – ha riferito l’uomo, rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Annalisa Folli –, all’epoca vivevo un momento particolare, ero in un periodo di confusione mentale». L’esame dell’accusa era volto anche a verificare se, all’origine del gesto, vi fossero state particolari motivazioni di carattere ideologico, ma il 58enne ha escluso tale lettura: «Non conosco l’associazione – ha detto – e quel gesto avrei potuto compierlo anche sui muri di casa mia». Ad essere colpiti, però, furono i muri di Cittattiva e dell’Arcigay, ragione per la quale l’accusa ha concluso la propria requisitoria con una richiesta di condanna a due mesi di reclusione e 800 euro di multa. Da parte dell’avvocato difensore, Daniele D’Urso di Bologna, era invece arrivata la richiesta di assoluzione per irrilevanza penale: «Stiamo dando dei cannoni a gente che ha quei simboli» ha esordito l’avvocato nella propria arringa, facendo riferimento alle svastiche che si trovano sulle insegne dell’ucraino Battaglione Azov.

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