Ravenna, per 30 anni psicologa per il Comune. Ma senza laurea

Nel curriculum vantava una laurea in psicologia da 110 e lode all’università di Padova, ma anche titoli di studio conseguiti a Trieste e a Parigi. Competenze che per 30 anni nessuno dei colleghi ha mai messo in dubbio; e così nemmeno il Comune e all’Asp, che alla cooperativa che lei stessa aveva contribuito a far crescere fin dalla fine degli anni ‘80 hanno affidato importanti servizi educativi e psicologici per minori, adulti e famiglie, ancora oggi svolti da professionisti con tutte le carte in regola. Nessuno si sarebbe mai immaginato che l’unica a non avere alcun titolo di studio specifico – contrariamente a quanto millantato – fosse proprio una fra le responsabili delle attività e del personale della cooperativa Libra. Cinquantanove anni, residente a Lugo, si è dimessa quando nel 2018 la guardia di finanza ha avviato l’indagine nei suoi confronti, confluita ieri con l’apertura del processo che la vede imputata per esercizio abusivo della professione.

L’ordine degli psicologi parte civile

A dare il via all’inchiesta è stata una segnalazione fatta dall’ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna, costituitosi parte civile con l’avvocato Francesco Paolo Colliva. E ancor prima pare sia stato un percorso dagli esiti deludenti a stimolare le indagini coordinate dal sostituto procuratore Angela Scorza, che hanno messo al vaglio tutte le posizioni del personale della coop, giungendo all’archiviazione per altri due psicologi inizialmente indagati ma poi dimostratisi estranei ai fatti. Quando ormai tre anni fa furono sequestrati computer e documentazione amministrativa, emerse che nell’elenco dei collaboratori dell’ente l’unica a non avere i requisiti richiesti era proprio la coordinatrice (ora difesa dall’avvocato Marina Venturi). Non solo era responsabile delle risorse umane, assegnando i casi ai colleghi e organizzando attività, strategie e obiettivi, ma faceva supervisione psicologica agli stessi soci e dipendenti per prevenire lo stress lavorativo e gli effetti del cosiddetto “burn out”. Lei stessa si sarebbe assegnata casi con consulenze a minori tra i 6 e i 18 anni, ma anche per adulti e nuclei familiari bisognosi di un sostegno psicologico ed educativo.

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