Ravenna, partiamo in barca e lavoreremo in smart working

«Non lo facciamo per vezzo ma per necessità». La scorsa settimana Carlo Alberto Biasioli, trentacinquenne social media manager libero professionista, ha venduto la sua auto per comprarsi una barca a vela. Lo scopo? Partire insieme alla fidanzata, la traduttrice Claudia Vinci, per un viaggio nel Mediterraneo nella prossima primavera.

Una vita in crociera

Un itinerario che si prevede lungo – “almeno otto mesi” – e che ha le radici anche nella pandemia. «Siamo entrambi freelance – racconta Carlo – con tutto ciò che comporta, a partire da orari di lavoro molto intensi che ci piacerebbe rallentare un po’». Il trentacinquenne prima del Covid lavorava soprattutto per i management che girano attorno ai grandi artisti musicali. «Era necessaria la mia presenza nei tour. Tutto è cambiato con la pandemia che almeno per il momento ha distrutto le opportunità lavorative attorno al mondo dello spettacolo. Così ho dovuto trovare clienti in nuovi settori e variare anche il modo di vivere che ora è fatto di piani editoriali, riunioni online e smart working».

Anche Claudia, due anni più giovane del compagno, lavora prevalentemente da casa. «Visto che ai nostri clienti il luogo in cui noi lavoriamo importa poco abbiamo pensato di comprare una barca a vela e fare il giro del Mediterraneo, senza lasciare le nostre occupazioni». In un’epoca in cui lo smart working ha rivoluzionato il modo di vedere il lavoro la scelta di Carlo e Claudia spinge alle estreme conseguenze queste considerazioni.

Quando parla del loro progetto, il giovane non usa la parola “sogno”. Ci tiene a dire che il loro non è un vezzo di chi si vuole concedere il lusso della vacanza. «A chi mi chiede perché lo facciamo, dico che è una necessità. Ne abbiamo bisogno. Parlando con i nostri coetanei vedo molta disillusione, come se scavallati i trent’anni non ci sia più nulla da fare. Il Covid ha peggiorato questa sensazione. Invece noi crediamo che ci sia sempre la possibilità di sperare, di immaginare qualcosa fuori dagli schemi».

Biasioli va in barca da quando aveva sette anni e anche se non ha mai fatto esperienze di questo genere si sente tranquillo del controllo del mezzo. Grazie ai Gps di bordo che garantiscono una buona connessione, e considerando anche la dimensione relativamente piccola del Mediterraneo, si possono continuare a fare riunioni con i clienti e programmare le varie fasi lavorative, quindi poco cambierà da questo punto di vista. Il viaggio, le cui tappe sono ancora da programmare ma che vogliono arrivare fino alla culla della civiltà toccando Grecia e Turchia, sarà documentato su un canale Youtube e affrontato con risorse proprie.

«Non nascondo però – aggiunge il giovane – che se ci fossero imprese interessate ad aiutarci accetteremmo volentieri il contributo, promettendo loro una comunicazione professionale che potrebbe dare visibilità agli sponsor. In ogni caso non lo facciamo per questo: la nostra è una necessità, quindi partiremo in ogni caso».

In cerca della barca

Al momento la coppia sta cercando l’imbarcazione: niente di lussuoso ma qualcosa di pratico da maneggiare e che offra il comfort minimo ad una lunga permanenza. «Abbiamo già visionato una decina di barche. Dopo averla acquistata dovremo prendere confidenza con il mezzo, capire se ci sono aggiustamenti da fare. Contiamo di partire a primavera inoltrata». Il viaggio non sarà solo di navigazione ma anche di esplorazione: dei luoghi toccati ma anche, e forse soprattutto, di quanto può ancora fare una generazione che non si perde.

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