Ravenna, palpeggia figlia minorenne. Chiesto processo per 50enne

Lo avevano salvato in extremis l’estate scorsa, praticamente un anno fa esatto, quando aveva tentato di togliersi la vita in casa della madre. E proprio durante il ricovero in ospedale era emerso dietro quel gesto disperato un terribile segreto, ormai venuto alla luce tra le mura domestiche: un’attenzione proibita, malata, riservata alla figlia adolescente, che sarebbe sfociata in una pluralità di episodi di palpeggiamenti. L’uomo, un ravennate sulla cinquantina, ha ricevuto l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari e ieri è comparso davanti al gup Andrea Galanti, con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata dalla minore età della vittima e dal ruolo genitoriale. Queste le contestazioni mosse dal sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi, titolare del fascicolo.

L’imputato, difeso dall’avvocato Michele Dell’Edera, ha ottenuto il rinvio dell’udienza a dicembre per proporre alla parte offesa (l’ormai ex moglie e la figlia, assistite dall’avvocato Giovanni Scudellari) un risarcimento del danno. Per questo motivo, allo stato attuale non si sono costituite parte civile.

Le indagini

È per tutelare la minorenne che non menzioniamo dettagli sul ruolo in passato ricoperto dall’imputato, che potrebbero portare alla sua identificazione. Era la tarda mattinata del 27 giugno dell’anno scorso quando la madre dall’uomo lo ha trovato in casa, in una pozza di sangue. Due tagli, uno per braccio, più un’ulteriore ferita al collo probabilmente nel tentativo di recidere la giugulare. Se i fendenti, pur andando in profondità, non si sono rivelati fatali è stato anche grazie alla tempestività dei soccorsi, che hanno scongiurato il peggio. L’uomo si era trasferito dopo essersi allontanato dal tetto coniugale, probabilmente, in seguito alla scoperta fatta dalla moglie nelle settimane precedenti. Si parla di massaggi nei confronti della figlia, poco più che bambina, che sarebbero sfociati in toccamenti nelle parti intime avvenuti sul divano di casa e nella camera da letto.

Sarebbe emerso questo durante le indagini condotte dalla Squadra Mobile, che all’epoca ha raccolto le testimonianze dei familiari. Sarebbe stata proprio la madre a parlare di un problema legato alla ragazzina. Finché anche la moglie si è rivolta alle forze dell’ordine.

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