Ravenna, omicidio al chiosco. Giudizio immediato per la titolare

RAVENNA. Le indagini sull’accoltellamento alla piadineria di viale Caravaggio a Lido Adriano – costato la vita il 13 agosto 2019 al 61enne Leonardo Politi – si sono chiuse con la richiesta di giudizio immediato per la 51enne Maila Conti, all’epoca compagna e socia della vittima nel chiosco che avevano aperto da appena un paio di mesi. La donna – di origine milanese ma di fatto residente come Politi a Travo, nel Piacentino – dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato davanti alla Corte d’Assise.

Coltellata fatale

Netta l’imputazione formulata dal sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi, titolare del fascicolo: la notte tra il 12 e il 13 agosto di un anno fa, al culmine di una discussione, la donna colpì il compagno all’addome con un lungo e affilato coltello da cucina. La lama da 20 centimetri recuperata all’interno della piadineria, «saldamente impugnata – così dice il documento – con la mano destra», lacerò la vena porta provocando un’emorragia fatale.
Quella che doveva essere la svolta romagnola nelle vite della coppia svanì definitivamente nel parcheggio retrostante l’attività, dove la Politi, ormai spacciato, tentò di salire sull’auto per correre al pronto soccorso. Lì, accanto alla portiera macchiata di sangue, i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile trovarono e arrestarono la donna sconvolta, riversa sul corpo del compagno.

La gelosia

Gli istanti precedenti, stando a quanto ricostruito dalle indagini, riconducono al vicino ristorante “Calandrino”, dove quella sera i due erano stati a cena. Avevano iniziato a discutere seduti al tavolo attendendo l’arrivo del piatto di cozze ordinato. Una scenata che i presenti hanno ricondotto alla gelosia che già in passate occasioni la donna aveva manifestato nei confronti del compagno. Lo aveva accusato di avere relazioni con altre. Lui aveva reagito versandole un bicchiere di vino addosso, così almeno aveva riferito lei in lacrime al cameriere, alzandosi per pagare e tornare al chiosco. Il 61enne si era trattenuto ancora un po’ nel locale, poi l’aveva seguita portando con sé un vassoio con i molluschi avanzati dalla cena. La lite si era però riaccesa nel cortiletto recintato della piadineria, culminando nell’accoltellamento. Seguendo il compagno ferito nel parcheggio, la donna aveva chiesto a un passante di chiamare i carabinieri che alla fine, passata ormai l’una di notte, l’avevano arrestata.

La difesa

Nell’interrogatorio seguito all’arresto, la donna aveva riferito di essere stata aggredita a sua volta (su di lei alcune lievi ferite, perlopiù graffi, refertate al pronto soccorso) e di avere afferrato il coltello indietreggiando, per impedire che il compagno la colpisse. Su questa linea l’avvocato Wally Salvagnini intente costruire la difesa: «Ci riserviamo di esaminare gli atti – riferisce a tre mesi dal processo –, andremo avanti sostenendo la legittima difesa o la preterintenzionalità».
Certo è che la posizione dell’imputata è delicata. L’aggravante di avere commesso il delitto nei confronti del convivente fa sì che debba affrontare un pubblico dibattimento, senza poter scegliere di essere giudicata “a porte chiuse” con rito abbreviato, abolito per tutti i reati puniti con l’ergastolo. Per lei sfumerebbe così la speranza dello “sconto” in caso di condanna a un terzo della pena.

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