Ravenna, nutrie al Parco Teodorico La Lav si offre di sterilizzarle

Nel cartello affisso (con tanto di foto) figurano insieme a tartarughe, oche e anatre tra le mascotte che popolano l’area del laghetto. E nel pannello, oltre a Olly e Chiara, ovvero papà e mamma nutria, si fa riferimento anche alla prole. Che continua ad aumentare. Almeno sei i cuccioli nati di recente che andrebbero a sommarsi ad altri undici piccoli. Una proliferazione che non è passata inosservata ai fruitori del Parco Teodorico, tra i mugugni e le preoccupazioni di chi fa sport o porta i figli a giocare (nonostante nelle recensioni on line sull’area verde non manchino post entusiasti per la presenza della colonia). D’altronde, per la somiglianza ai roditori, le nutrie non sono esattamente la specie animale più amata. Pur presente da tempo (le prime segnalazioni risalgono al 2017), di recente la famiglia sembra essersi allargata. Un po’ troppo. Tanto che la Lav, informata, si è offerta per la sterilizzazione. Mentre la Regione continua a ritenere le nutrie un problema, tanto da aver adottato un piano di contenimento e abbattimento, l’associazione animalista ha proposto al Comune di aderire al progetto pilota già avviato un anno fa a Castello D’Argile. Obiettivo, lasciare in loco la “famiglia” impedendo però alle nutrie di riprodursi ancora. «La sterilizzazione è l’unico metodo efficace per contenere la diffusione delle nutrie – commenta Annalisa Amadori, responsabile della sede di Bologna della Lav –, anni di abbattimenti indiscriminati non hanno infatti risolto il problema, anzi, si è ottenuto il risultato contrario all’obiettivo, tanto che una volta “liberata” una zona, questa è stata subito rioccupata da altre nutrie. Il percorso proposto è solo in apparenza più lento, richiede un impegno maggiore ma è più efficace nel lungo periodo. Abbiamo un veterinario ormai specializzato nella sterilizzazione delle nutrie, si tratterebbe solo di trasferirle per effettuare il trattamento. Nessun onere per l’Amministrazione, a cui chiediamo solo di non attivare il piano di abbattimento e di garantire il reinserimento degli esemplari sterilizzati nella stessa area. Si tratta di animali erbivori, non pericolosi, che così manterrebbero il possesso del territorio impedendo ad altri esemplari di insediarvisi e riprodursi. Su questo fronte l’esperienza avviata nel Bolognese ad agosto si sta rivelando positiva».

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