Al cluster di Sant’Alberto scoperto a inizio mese (dove 17 braccianti sono risultati contagiati) e a quello più recente di Savio (dove, completati i tamponi, sono risultati positivi 6 dipendenti sui 70 impiegati) se ne aggiunge un altro a Fosso Ghiaia dove in paese serpeggia la paura in seguito alla scoperta di una ventina di lavoratori occupati nella raccolta di ortofrutta a cui è stato riscontrato il covid-19.

Nuova frontiera del contagio

Situazioni che confermano come gli ambiti lavorativi, in particolare quelli legati al settore alimentare e che occupano personale e manodopera proveniente dall’estero, siano in questo momento la nuova frontiera del virus.

Se all’inizio dell’epidemia i punti critici erano stati i luoghi di cura mentre in un secondo tempo i contesti in cui il coronavirus è riuscito a diffondersi maggiormente erano legati ai contatti familiari e all’interno delle residenze per anziani, ora focolai sparsi vengono individuati soprattutto dove c’è concentrazione di addetti che lavorano (e in alcune situazioni convivono) a stretto contatto.

Non a caso proprio per circoscrivere i rischi di recente la Regione ha emanato una nuova ordinanza che impone il tampone a chi rientra dall’estero in Emilia Romagna e che “obbliga” quanti siano risultati positivi a trascorrere il periodo di quarantena nei covid hotel laddove il contesto abitativo non consenta di mantenere il distanziamento tra gli inquilini. Come nel caso appunto di alloggi sovraffollati.

E sembra essere questo l’ambito di diffusione del focolaio scoperto a Fosso Ghiaia dove per una ventina di lavoratori provenienti dall’Asia impegnati nella raccolta di prodotti ortofrutticoli è stato accertato il contagio: quasi tutti erano asintomatici, mentre alcuni di loro avevano una forte tosse. Ed è stato quello il campanello d’allarme che ha fatto innescare i controlli: una sintomatologia insolita per il periodo che ha indotto ad approfondire gli accertamenti che hanno poi evidenziato il contagio.

Timori in paese

Un caso segnalato al Dipartimento di Igiene pubblica dell’Ausl che attraverso il tracciamento degli spostamenti e dei contatti avuti dai soggetti positivi ha permesso di circoscrivere e isolare le persone a rischio. Una situazione ritenuta sotto controllo da parte delle autorità sanitarie ma che ha allarmato non poco i residenti della piccola frazione alle porte di Ravenna dove c’è grande preoccupazione. La notizia del focolaio si è infatti rapidamente sparsa in paese diventando l’argomento più discusso, non solo nelle case e nelle attività commerciali della zona, ma anche su chat e social dove dai post e dai messaggi emerge preoccupazione per la possibile diffusione del virus.

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