Ravenna, nuovi documenti per la giovane trans, ma ora il suo green pass non vale

Era felice, perché finalmente il documento di identità rispecchiava il genere che lei sente come proprio. Il giorno dopo però la ragazzina transgender ravennate che assieme ai propri genitori ha combattuto una battaglia di civiltà ha avuto una amara sorpresa. E’ vaccinata, ma il green pass è stato, nei fatti, annullato. Il documento infatti si richiama ad una identità non più reperibile nel database. Un vero e proprio paradosso, reso ancor più clamoroso dal fatto che i certificati vaccinali sono stati rettificati, correttamente, col nome femminile scelto dalla ragazzina.

Un cortocircuito burocratico dato dal fatto che il green pass è riferito ad un’anagrafe ministeriale, che non ha recepito il cambiamento già assunto dall’Ausl Romagna.

A spiegarlo, con forte preoccupazione, è il padre della giovane transgender: «Viviamo un vero e proprio assurdo. Mia figlia ieri era felicissima e noi con lei. Aveva finalmente visto riconosciuto un percorso legittimo per evitare il disturbante “coming out” forzato, che quotidianamente le accadeva quando le veniva chiesto un documento». Questo passo, accolto con grande soddisfazione solo ventiquattr’ore prima ora rischia di trasformarsi in una beffa: «L’avere avuto una carta d’identità rettificata e una tessera sanitaria con il nome che lei sente come proprio, ha annullato il green pass. Siamo stati all’Ausl Romagna e abbiamo riscontrato come il certificato vaccinale sia automaticamente stato recepito. Però così – ribadisce il genitore – l’unico documento che a noi tutti viene chiesto varie volte in una giornata, cioè il green pass, ora è invalidato».

E’ sempre il padre della ragazzina a spiegare come prima la vita non fosse facile: «Per non costringere nostra figlia a uno stillicidio per entrare in qualsiasi locale, io e sua madre spesso anticipavamo il suo arrivo in palestra, o al cinema o dove concordavamo sarebbe stata con le amiche per evitarle problematiche. Alcuni capivano, altri erano tutt’altro che collaborativi». Con l’arrivo dei documenti di identità, ora il rischio è inaspettatamente quello di bloccare a casa la ragazzina: «Mia figlia era stata, poche settimane fa, la prima in Italia a vedersi riconosciuta l’abbonamento dell’autobus con il nome che sente proprio – ricorda il genitore -, ma con il “super-greenpass” salire sui mezzi pubblici le sarà impossibile. Come andrà a scuola? La accompagneremo, ma quindi non potrà più uscire con le sue amiche? Siamo davvero preoccupati». Dall’Ausl Romagna confermano: il certificato vaccinale è stato corretto ma l’azienda sanitaria ha le mani legate. L’invio dei dati spetta a loro, ed è stato espletato. La verifica di questi e il riconoscimento, conseguente, del green pass invece è onere ministeriale. «Le istituzioni con le quali ci siamo raffrontati per adesso, ovvero Ausl, Comune e Regione si sono dimostrati gentili e collaborative – conclude il padre della giovane transgender – ma ci hanno detto candidamente che non sanno come aiutarci, non esistendo procedure codificate in questi casi. Un’altra volta le minoranze non sono state considerate. Dopo due anni di lotte è davvero assurdo: pensavamo di avercela fatta, e invece siamo in una situazione peggiore di prima».

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