Ravenna, nuova guida turistica su Dante

Nove passeggiate per Ravenna seguendo le tracce di Dante Alighieri, nove itinerari che attraversano la città e raccontano un pezzetto della vita del poeta, quello della sua permanenza a Ravenna. La guida Incontro a Dante, ideata dalle guide turistiche de “Il cammino di Dante” con il patrocinio del Comune di Ravenna, edita da Sbc Edizioni, si propone di accompagnare turisti e ravennati in un percorso autonomo di scoperta di quel tassello in più sulla vita di Dante, esplorando le diverse epoche fino a confrontarsi con l’influenza che il poeta ha avuto nei secoli più recenti.

Cristiana Zama, guida ravennate, ne ha seguito il coordinamento editoriale: «L’idea degli itinerari danteschi è nata l’estate scorsa, con alcune visite guidate che sono iniziate in occasione dell’annuale dantesco. L’esigenza era di mostrare a tutti, sia turisti che cittadini, che la presenza di Dante a Ravenna ha influito sulla città e si può ritrovare in molti luoghi che non sono semplicemente la sua tomba».

Come si struttura la guida?

«Si tratta di uno strumento agile che chiunque può leggere e capire in modo chiaro, dove il visitatore può scegliere un percorso e leggere una breve spiegazione di ogni luogo. La prima sezione, invece, è introduttiva dove, aldilà della presentazione iniziale del sindaco Michele De Pascale e di un’introduzione scritta da Marco Martinelli, c’è una parte storica, legata alla Ravenna dell’ultimo esilio, una biografica, col poco che possiamo conoscere della vita di Dante, poi c’è una parte dedicata ai principali riferimenti al nostro territorio presenti nella Divina

Commedia. Un capitolo è dedicato alla tomba, che è il fulcro di tutti gli itinerari, con un approfondimento di Franco Gabici sulla vicenda del trafugamento e del ritrovamento delle ossa».

Gli itinerari coprono un arco temporale che arriva fino al Novecento: si va dalla Ravenna trecentesca all’arte urbana contemporanea, dai Da Polenta al fascismo, e non mancano percorsi naturalistici nei dintorni della città.

Cristiana Zama, lei ha curato un itinerario dedicato all’epoca fascista: cosa possiamo dire della percezione di Dante in quell’epoca storica?

«L’itinerario che ho curato per la guida si intitola “Latinità e fascismo, Dante strumento di propaganda”, perché il fascismo, e Mussolini stesso, ha strumentalizzato la figura di Dante ai fini della propria propaganda politica. E Ravenna, per via della tomba di Dante, è stata un luogo dove tutto questo ha potuto avvenire. La tomba di Dante è un tempietto realizzato da Camillo Morigia nel 1780, ma ci sono molti elementi del periodo fascista: nel sesto centenario della morte del poeta furono fatti dei restauri, quindi tutti i marmi interni datano a quel periodo, così come la porta e le finestrature con le decorazioni in bronzo; anche la cancellata intorno al Quadrarco di Braccioforte e la campana sono di quegli anni: la zona del silenzio è stata inaugurata nel 1936, in pieno periodo fascista e voluta dal regime. Il binomio Dante e Mussolini è molto forte, tant’è che esiste un libro dell’epoca, datato 1927, che si intitola proprio Dante Alighieri e Benito Mussolini, dove c’è un confronto tra le due figure. Mussolini si riteneva il condottiero, il duce che, nella Divina Commedia Dante auspicava per liberare l’Italia e questo parallelismo, durante il fascismo, venne portato avanti in maniera preponderante».

I nove itinerari della guida sono introdotti da altrettante fotografie di Marco Marongiu, vere e proprie “cartoline” di una suggestiva Ravenna.

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