Ravenna, niente piazze del centro per il “No paura day”

Niente “No paura day” a Ravenna, dove nel week-end sono state chiuse alle manifestazioni pubbliche le piazze del Popolo, dell’Aquila, Unità d’Italia e Luigi Einaudi. Lo ha stabilito un’ordinanza firmata dal sindaco Michele de Pascale. “Premesso che, giustamente, né il Comune, né la Prefettura né la Questura possono andare oltre quanto previsto dalla legge in relazione allo svolgimento di manifestazioni pubbliche – annuncia il sindaco  – altrettanto giustamente e doverosamente sono chiamati ad operare, ciascuno nell’alveo delle proprie caratteristiche e competenze, affinché queste si svolgano in sicurezza, a tutela della salute e dell’incolumità di tutti. Per questo come Amministrazione comunale, in vista di una nuova manifestazione dopo quella di sabato scorso, durante la riunione di ieri del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica abbiamo chiesto la presenza di un numero di uomini e donne appartenenti alle forze di pubblica sicurezza tale da poter sanzionare tutte le persone che mettessero in atto comportamenti contrari alla legge e alle norme anti Covid, mettendo a disposizione naturalmente il personale della nostra Polizia locale. Sempre in tale sede abbiamo convenuto che la presenza di manifestazioni in piazza del Popolo e nelle piazze immediatamente limitrofe, per la loro natura di snodi del traffico pedonale del centro storico, può rappresentare, soprattutto ora che con il passaggio in zona arancione i negozi sono aperti, un elemento di rischio sanitario, sia per i cittadini che volessero recarsi nelle attività commerciali che per i partecipanti alla manifestazione. Mentre altre piazze cittadine, come ad esempio piazza Kennedy, presentano spazi molto più ampi, sono meno soggette a un traffico pedonale di attraversamento e i pubblici esercizi che vi si trovano sono in questa fase purtroppo chiusi. L’auspicio è quello che questa misura, anche in virtù di un atteso miglioramento della condizione sanitaria, si renda necessaria per il minor tempo possibile; ma sono comunque convinto che tutti possano comprendere come sia naturale che l’esercizio del diritto di manifestazione, ovviamente nel rispetto delle regole, si concili con la sua espressione nei luoghi più sicuri che la città può offrire”.

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