I pochi, anzi i pochissimi, addetti ai lavori che in questi giorni hanno avuto il privilegio di affacciarsi al teatro Alighieri hanno potuto assistere, di fronte a una platea immensa, sgombra di poltrone e di pubblico, e a palchetti bui e deserti, a quello spettacolo avvincente che sempre sono le prove d’orchestra quando sul podio sale Riccardo Muti. Perché se anche i teatri sono chiusi, la musica non si ferma e, con tutte le necessarie precauzioni, l’orchestra “di casa”, ovvero l’Orchestra “Luigi Cherubini” che da ben quindici anni oltre a formare sempre nuove generazioni di giovani musicisti costituisce l’ossatura strumentale di Ravenna festival come della stagione d’Opera, continua a lavorare forte della straordinaria disponibilità del maestro che l’ha creata e che l’ha portata nel tempo ad affermarsi, non solo come realtà di formazione, nei maggiori teatri italiani ed europei, da Vienna a Salisburgo.

Dunque, Riccardo Muti, che proprio a causa della emergenza pandemica ha dovuto rinunciare agli impegni oltre oceano, in particolare con la Chicago Symphony Orchestra di cui da un decennio è direttore musicale, può riservare maggiori cure e tempo alla propria giovane orchestra italiana, lavorando tra l’altro alla preparazione di due inattesi concerti che simbolicamente chiudono la XXXI edizione di Ravenna festival, che ha dovuto forzatamente interrompersi senza dar luogo alla Trilogia d’autunno: due concerti che se purtroppo non potranno contare su un pubblico live, potranno però essere goduti da spettatori di tutto il mondo, perché trasmessi “in streaming” gratuito, sul sito ravennafestival.live, le prossime domeniche, 22 e 29 novembre, alle 11 del mattino – la diffusione internazionale tra l’altro è testimoniata dalla collaborazione con lo Spring Festival di Tokyo, che trasmetterà i concerti sul proprio portale.

Due matinée d’eccellenza, dunque, che Muti ha scelto di dedicare da una parte a uno degli indiscussi protagonisti della letteratura sinfonica classico-romantica, Franz Schubert; dall’altro alla misconosciuta eppure pregevole tradizione sinfonica italiana ottocentesca, che egli non si stanca di valorizzare e di porre all’attenzione del pubblico. Ma vediamo, con ordine: la prossima domenica, la Cherubini si misurerà con la più celebre delle partiture sinfoniche schubertiane, l’“Incompiuta” (del 1822), che a dire il vero, a dispetto dell’appellativo e dei soli due movimenti (del terzo non ci rimane che una manciata di battute), incompleta non è, perché esaustiva nelle straordinarie novità linguistiche e formali che introduce, e nella complessa duplicità espressiva che la pervade e che ne costituisce la profonda “viennesità”. Del resto, come spiega lo stesso Muti: «Nelle pagine di Schubert, anche in quelle apparentemente serene e trasparenti, sotto la melodia più divina, si può cogliere l’ombra del pianto e della morte». A completare il programma del concerto schubertiano la più giovanile Terza sinfonia (del 1815).

La domenica successiva, come si è detto, il programma scelto da Muti si dipana attraverso l’inconfondibile gesto sinfonico italiano che, nel corso dell’Ottocento, raccoglie l’eredità gloriosa dei secoli precedenti – da Monteverdi a Corelli, a Jommelli – e la arricchisce dei fermenti europei, per esprimersi per lo più, tranne rare eccezioni, in seno al dominante genere melodrammatico. Così, al pioniere della rinascita strumentale italiana, Giuseppe Martucci, con l’elegiaco e malinconico Notturno op. 70, Muti affianca il Preludio sinfonico in la maggiore, saggio magistrale di un Giacomo Puccini ancora studente al conservatorio milanese, e alcune delle sinfonie operistiche più celebri di Giuseppe Verdi: da Nabucco, dalla Forza del destino e dai Vespri siciliani, nonché i ballabili composti assecondando il gusto del pubblico francese per il terzo atto di Macbeth.

Dunque, si tratta di concerti certamente coinvolgenti, che il pubblico in collegamento da casa potrà apprezzare al meglio, con un ascolto “immersivo”, utilizzando cuffie o auricolari e quindi approfittando della nuova tecnologia “d&b Soundscape En-space” capace di ricreare l’acustica dal vivo del teatro Alighieri (unico teatro in Italia e uno dei soli otto al mondo in cui è stata applicata).

Ancora un dettaglio: per poter accedere a contenuti esclusivi, tratti dalle prove che si stanno tenendo in questi giorni, basterà iscriversi alle newsletter di Ravenna festival e della RMMusic, che collabora all’evento.

Entrambi i concerti saranno poi disponibili on demand sullo stesso sito ancora per 15 giorni.

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