Avevano agito in “branco”, prendendosela con un ragazzo che fino a un annetto prima usciva con loro. Da Forlì, dove tutti risiedevano, si erano rivisti a Lido di Classe, in una serata in trasferta al mare. Ma anziché fare festa dopo tanto tempo, avevano preso di mira l’ex amico, schiaffeggiandolo e rapinandolo, per lasciarlo infine nella pineta con lividi ed escoriazioni al volto che gli sono costate sette giorni di prognosi. Fra i quattro giovanissimi arrestati nella notte tra venerdì e sabato del 26 giugno scorso, ieri gli unici due maggiorenni (due ragazzi di 20 e 18 anni di origine romena e nigeriana) hanno patteggiato davanti al giudice per l’udienza preliminare 2 anni e 4 mesi, più 600 euro di multa. Entrambi incensurati, difesi dagli avvocati Sandra Vannucci e Marco Milandri, hanno ottenuto la sospensione condizionale della pena. Per gli altri due complici, di 15 e 17 anni, la competenza sarà invece del tribunale per i Minorenni di Bologna.

Aggredito dal branco

L’aggressione aveva fruttato come “bottino” un cellulare e una catenina in acciaio. Se li erano fatti consegnare dall’amico, di 17 anni, dopo averlo circondato all’interno della pineta, in una zona isolata, strattonandolo e colpendolo al volto. L’adolescente era arrivato nella località balneare assieme ad altri compagni, fermandosi pochi minuti prima in un bar nei pressi di via Caboto. Qui aveva visto i quattro conoscenti. Ai carabinieri della Compagnia di Cervia-Milano Marittima, successivamente intervenuti dopo la richiesta di aiuto, aveva riferito di avere smesso a suo tempo di frequentarli proprio per la loro propensione a cacciarsi sempre nei guai. Rivedendolo, gli si erano avvicinati intimandogli di seguirli. Cosa che il ragazzo aveva fatto, scortato però da un altro conoscente. L’incontro era durato poco; non appena i due giovani avevano notato l’atteggiamento ostile, avevano deciso di ritornare al bar, dove però di lì a poco erano stati nuovamente importunati. Il 17enne allora aveva ceduto, seguendo questa volta da solo il gruppetto nei pressi di uno stabilimento balneare. A quel punto era avvenuta la rapina. Mentre uno dei quattro brandiva un bastone, gli altri l’avevano strattonato, spingendolo fino a costringerlo a raggiungere una zona buia nella pineta adiacente la spiaggia. La prima manata era andata a segno afferrando la catenina che aveva al collo, ma il ragazzo era riuscito subito a recuperarla dopo lo strappo. Poi erano arrivati due schiaffi al volto, assestati per sottrargli lo smartphone che aveva in tasca. Di valore non restava altro da arraffare, così la banda di delinquenti si era dileguata. Ma a osservare quegli attimi concitati c’era però l’amico della vittima, che aveva dato l’allarme ai carabinieri.

L’imboscata in pineta

L’arresto era avvenuto grazie a un’ “imboscata” della pattuglia del Norm. I militari avevano fatto chiamare la vittima con numero anonimo il proprio cellulare, convincendo i rapinatori a incontrarsi nuovamente in pineta. Il primo ad abboccare era stato quello che aveva materialmente sottratto la refurtiva, che i carabinieri gli hanno trovato nascosta negli slip. Poi è toccato agli altri. È arrivata anche una seconda pattuglia per la caccia ai complici, ma è bastato attendere in pineta. Perché di lì a poco i restanti tre sono tornati. Indicati dalla vittima, sono finiti tutti in manette. Una volta informato il sostituto procuratore Silvia Ziniti e la Procura per i minorenni, erano stati poi disposti gli arresti domiciliari, in attesa del processo.

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