Stava effettuando un’immersione nella zona di Ustica quando avrebbe accusato un malore, riuscendo a riemergere; ma una volta tornato in superficie ha subito perso i sensi e nonostante i tentativi di soccorso, per lui non c’è stato purtroppo nulla da fare.

Ora saranno gli eventuali accertamenti che l’autorità giudiziaria di Palermo riterrà opportuno disporre a stabilire le cause del decesso di Claudio Benedetti e a chiarire se la morte del medico 66enne di Ravenna deceduto ieri mattina in Sicilia sia dovuta a cause naturali o possa essere in qualche modo riconducibile all’immersione.

Tragedia sotto gli occhi del cugino

Testimone diretto del dramma è stato il cugino Roberto Plazzi, anche lui medico, che si trovava in acqua con Benedetti. «Condividevamo la stessa passione da anni, da oltre un decennio eravamo sempre insieme – ricorda sconvolto dal dolore –. Oltre alla professione, ci univa l’amore per le immersioni. Eravamo venuti in Sicilia in vacanza con un gruppo di amici proprio per questo». Poi l’improvvisa tragedia. «Eravamo a circa 18 metri di profondità, le condizioni erano ideali, senza correnti, acqua appena fresca, non fredda. La guida vicino a lui lo ha visto fare segni. E’ riuscito a riemergere, ma appena fuori dall’acqua è svenuto e non si è più ripreso».

Il profilo

Grande appassionato di sub, Benedetti aveva scelto una delle location più apprezzate per questo genere di attività; Ustica infatti è considerato uno dei siti più belli in assoluto in Italia per le immersioni. Partito alla fine della scorsa settimana, sarebbe dovuto rientrare venerdì.

Molto conosciuto in città per la sua attività professionale e i numerosi impegni nel campo dello sport e del sociale, la notizia della tragedia si è subito diffusa a macchia d’olio «tanto che moltissimi suoi pazienti mi hanno subito contattato» spiega Plazzi. Una testimonianza d’affetto a riprova delle qualità umane e professionali di Benedetti.

Doti riconosciute dai suoi stessi colleghi. «Un ottimo professionista e un’ottima persona. Un esempio di correttezza dal punto di vista umano e medico. Un giudizio non solo personale, chiunque abbia avuto modo di conoscerlo può dire le stesse cose» lo ricorda il collega Ivan Nanni, che ne tratteggia anche il carattere: «Era un paciere, un uomo improntato al dialogo, sempre sorridente. In tanti anni non l’ho mai visto alzare la voce né l’ho mai visto arrabbiato».

Socio del Lions Dante Alighieri, membro del Panathlon e dell’Accademia Italiana della Cucina, era un grande appassionato di sport. «Un bravissimo medico, conosciuto e stimato – lo ricorda un altro collega, Sergio Kraigher –. Un amico d’infanzia che in gioventù era stato una promessa della pallavolo».

Amante dello sport

Benedetti si avvicinò infatti al mondo del volley come palleggiatore nelle fila dei Portuali poi gli studi prendessero il sopravvento. Laureatosi in medicina e chirurgia all’Università di Bologna nel novembre del 1980, nel 1991 ad Ancona conseguì la specializzazione in Medicina del lavoro. Ma nonostante i numerosi impegni, non aveva mai abbandonato lo sport, tra bicicletta, pallavolo, calcio oltre che appunto le immersioni. «Era tifosissimo della Juventus – ricorda il presidente del Lions Dante Alighieri, Giorgio Palazzi Rossi –. Un grande amico conosciuto 40 anni fa e un valido medico, sempre in prima linea. Non vorrei, vista la sua professione, che possa aver in qualche modo accusato lo stress provocato dalla pandemia in corso».

Benedetti – che lascia l’anziana madre, la moglie Rita e la figlia Sara, che ne ha seguito le orme come medico – esattamente un mese fa aveva perso il padre Armando, ex direttore della Banca Popolare di Ravenna e negli anni Sessanta presidente della Robur Ravenna volley appena ricostruita, morto il 14 settembre all’età di 91 anni.

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