Nella piazza che ne ospitò le esequie nel 1321, la città ieri sera si è stretta ancora una volta attorno al Sommo Poeta per ricordarne l’opera e la tragica esperienza umana. A pochi passi nel più assoluto silenzio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arrivato puntuale alle 20,30, il sindaco Michele De Pascale, il prefetto Enrico Caterino, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, il presidente della Regione Stefano Bonaccini si avvicinano alla tomba di Dante Alighieri, riaperta dopo il restauro, siglando così l’avvio delle celebrazioni del VII centenario della morte.

L’omaggio alla tomba

Al sindaco il compito di aprire le porte del tempietto disegnato da Camillo Morigia. Ai lati del portale due corazzieri, all’interno il presidente e il primo cittadino sostano alcuni minuti mentre i cantori dell’ensemble vocale Voces Suaves intonavano madrigali di Luzzasco Luzzaschi. L’arcivescovo benedice la tomba dell’esule che qui ha trovato l’ultima dimora. Dai maxi schermi allestiti in piazza San Francesco per gli ospiti e i rappresentanti delle istituzioni e in piazza del Popolo per i cittadini, la scena viene ripresa interamente, mentre per la prima volta si vedono le decorazioni, gli ornamenti ritrovati dopo la pulizia e il restauro alla sommità della tomba. La cerimonia segnata dalle regole del distanziamento anti Covid prosegue con il piccolo gruppo che si sposta nella vicina piazza dove il palco è pronto per il concerto; il presidente entra tra gli applausi e si accomoda, dopo l’inno di Mameli, solo in prima fila. La chiesa di San Francesco sapientemente illuminata fa da quinta al discorso del sindaco, il presidente rimane spettatore senza prendere la parola.

Il discorso del sindaco

Dopo i ringraziamenti a Mattarella per essere ritornato dopo pochi mesi in città, De Pascale esordisce: «Siamo tutti consapevoli dell’immenso onore che ci viene offerto nel celebrare il più grande poeta che la cultura occidentale abbia saputo esprimere, il padre della lingua italiana». Tratteggia la figura del Poeta, dell’uomo «con la sua sofferenza e il suo cammino verso la salvezza, Dante il simbolo, proiettato fuori dal suo tempo e, spesso piegato, alle esigenze, nobilissime o tragiche, della contemporaneità». Cita Orazio, le vicende dell’Italia nel tardo medioevo, la visione politica di Dante e la celebre Invettiva all’Italia che diventerà ispirazione nei secoli per artisti e patrioti, dal Rinascimento al Risorgimento, a Mazzini: Dante simbolo del paese riunificato. Dalla propaganda fascista fino al primo sindaco dopo la Liberazione, Gino Gatta, Zalet, che riavvia le letture dantesche fra le macerie di una città distrutta. All’esule va l’omaggio più sentito, icona per tutti popoli erranti. Infine Ravenna ultimo rifugio, dove trovò amicizia, ma soprattutto ispirazione, «attraverso lo straordinario patrimonio musivo dell’antica capitale, per la composizione del Paradiso. Era la Ravenna di Guido Novello da Polenta, signore illuminato, e di Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna, che, nel celebre processo in cui assolve i Cavalieri Templari, primo in Europa, condanna la Tortura». Oggi come allora la città rinnova il proprio amore con le celebrazioni e i tanti eventi previsti. Tra questi il 10 ottobre il sindaco e l’Arcivescovo Ghizzoni saranno a Roma dal Papa, che apporrà la sua benedizione alla Croce che Paolo VI nel settimo centenario della nascita di Dante donò alla città per la Tomba del Poeta. Ad ascoltare le parole del sindaco e le note del programma di musica di ispirazione dantesca con al pianoforte Yulianna Avdeeva e il baritono Luca Micheletti, fra gli ospiti le massime autorità cittadine civili e militari, la presidente della corte costituzionale Marta Cartabia, il presidente della Cassa di Risparmio Antonio Patuelli, i parlamentari Collina, Errani e Morrone, il presidente della commissione cultura Nencini, la sottosegretaria Orrico, i consiglieri regionali Rontini e Bessi, la giunta comunale i consiglieri comunali, il sindaco di Firenze Dario Nardella e quello di Verona Federico Sboarina e i primi cittadini della Provincia. Alle 21,50 con gli ultimi versi del canto XXXIII del Paradiso letto dall’attore Elio Germano si è chiusa la cerimonia e si è aperto l’anno di Dante.

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