Ravenna, Marcegaglia riapre. “Ma chi non se la sente stia a casa”

RAVENNA. La Marcegaglia, gradualmente, ripartirà con la propria attività. Ma chi non si sente di tornare a lavoro, può stare a casa con la cassa integrazione. Lo ha stabilito un accordo, giunto nella serata di giovedì, fra la Fim Cisl, la Fiom Cgil e la Uil Uilm, assieme all’azienda. I sindacati si erano confrontati con la Direzione aziendale visto l’approssimarsi della scadenza del 4 aprile, data che vedeva ultimarsi la fase di stop concordata in concomitanza con il decreto del governo disposto per le attività non essenziali.

«La Direzione aziendale ha dichiarato l’intenzione di riprendere gradualmente una parte delle produzioni e che ne darà comunicazione ai lavoratori interessati – hanno comunicato le sigle ai lavoratori, in una nota sindacale interna -. L’azienda ha dichiarato di aver utilizzato questo tempo per reperire i dispositivi di protezione individuali necessari, che garantirà le prescrizioni previste dal Protocollo Sanitario e che nelle linee verrà garantita la distanza di sicurezza».

Il sopralluogo in azienda
Ieri si è svolto un sopralluogo degli Rls aziendali, che hanno verificato questo aspetto. Ma i sindacati hanno messo una postilla all’accordo chiuso con l’azienda di via Baiona. Laddove vi siano lavoratori che non se la sentissero di effettuare la prestazione lavorativa, questi potranno rimanere a casa. Al lavoratore basterà richiedere al proprio responsabile di essere collocato in cassa integrazione. Unica deroga per alcune strategiche posizioni, non sostituibili, su cui Marcegaglia chiederebbe di transigere. Ma questa eventualità pare al momento sventata: «Ci risulta che tutte le persone che hanno fatto richiesta di poter rimanere a casa l’hanno vista accolta – spiega il segretario provinciale della Uilm, Filippo Spada -. Si tratta di una decina di persone, quindi l’accordo firmato con la direzione rappresenta una soluzione condivisa». Netto dissenso è stato invece espresso da SlaiCobas che dice «no ad una riapertura senza garanzie: vergognoso che un lavoratore non possa astenersi dal recarsi in uno stabilimento la cui attività non è essenziale».

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