Ravenna, Marcegaglia rallenta ancora. Si teme la cassa integrazione

RAVENNA – Dopo gli stop effettuati e quelli in divenire, Marcegaglia ora non esclude la possibilità di fermare ancora gli impianti. La situazione degli ordini, per lo stabilimento ravennate che occupa 860 dipendenti (senza contare gli esterni), ancora non si risolleva. E, se prima si è tamponato con le ferie (anche anticipando quelle del 2023), adesso c’è preoccupazione per le soluzioni adottabili. La cassa integrazione non è una prospettiva così peregrina.

E’ quanto emerge dall’incontro avuto ieri mattina fra sigle sindacali e dirigenza aziendale, per fare il punto alla vigilia dell’ulteriore ferma prevista in prossimità delle feste natalizie. Una prima si era verificata a novembre, la seconda sarà effettuata a giorni, per un totale di circa cento ore complessive. Un rallentamento della produzione costretto dalla frenata del settore manifatturiero, in particolare dell’automotive. Il comparto automobilistico, infatti, non soffre solo le spese maggiorate per via dei rincari energetici. Deve fare i conti anche con la situazione legata ai semiconduttori, componentistica indispensabile e al momento quasi irreperibile. Una situazione che ha portato a rivedere al ribasso la produzione di lamiera, di cui il mercato è sempre meno ricettivo. Aspetto testimoniato dalla discesa di sbarchi di prodotti metallurgici sulle banchine del porto di Ravenna. In generale, infatti, nei primi 10 mesi del 2022 sono state movimentate 5.588.017 tonnellate di questa fattispecie, in calo dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Situazione che aveva indotto azienda e sindacati ad incontrarsi e questi ultimi a promuovere assemblee per consultare i lavoratori sul da farsi. Alla fine lo stop era stato coperto con l’utilizzo delle ore di ferie residue, con una trentina di lavoratori che finivano “a debito”. L’accordo basato su questi presupposti era stato firmato da Fim Cisl e Uilm Uil. La Fiom (con l’eccezione di un delegato) non aveva invece condiviso il patto e ora, per voce del segretario Ivan Missiroli, esprime «seria preoccupazione per la situazione del sito produttivo di via Baiona». L’esponente del sindacato di via Matteucci, infatti, riporta come «nel raffrontarci con la dirigenza, non ci è stata esclusa la possibilità di un’ulteriore necessità di rallentamento produttivo, con stop degli impianti. A impensierirci ora è la modalità con cui, se questa prospettiva venisse confermata, si potrà intervenire con una riorganizzazione interna ai reparti. Non è detto però che questo possa bastare». Altra opportunità potrebbe essere data dall’anticipo di alcune lavorazioni: «Si sta però già producendo senza certezza di vendita a breve. Si può proseguire, ma quale capienza rimane a livello di magazzino? Gli spazi non sono infiniti», aggiunge Missiroli. Lo spettro quindi è quello della cassa integrazione: »Risulterebbe una beffa, soprattutto dopo il patto firmato nell’ottobre scorso. Che noi – conclude il segretario Fiom – non abbiamo condiviso»

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