Ravenna, locali trasformati in mense per aggirare le norme Covid

RAVENNA – La polizia municipale di Ravenna sta controllando i ristoranti sul territorio che tengono aperti in zona rossa per somministrare pasti ai lavoratori. Sono infatti queste le uniche eccezioni (asporto e consegna a domiclio a parte) al Dpcm che detta l’obbligo di sospensione delle attività di ristorazione. Secondo la municipale però in alcuni casi è stata rilevata, nei giorni scorsi, la comparsa di iniziative volte ad eludere l’obbligo di chiusura dei ristoranti. L’espediente utilizzato è quello di avviare rapporti contrattuali fittizi, o irregolari, con aziende compiacenti o inventate, per la somministrazione dei pasti ai lavoratori.

I primi controlli, incentrati sulla preesistenza dei contratti, sull’autenticità delle liste di lavoratori e sulla effettività del rapporto di lavoro dichiarato, hanno evidenziato – secondo quanto scrive la Municpale – il ricorso a contratti stipulati il giorno stesso, privi della durata o sottoscritti con liberi professionisti o partite IVA, espressamente esclusi dalla possibilità di instaurare simili rapporti contrattuali.

Scopo dei controlli è quello di scoraggiare, sul nascere, l’idea di poter aggirare i divieti e tutelare, da un lato, la salute pubblica e, dall’altro, l’onestà dei tanti imprenditori che, con enorme sacrificio, rispettano le regole. I trasgressori sono soggetti a una sanzione da 400 a mille euro e ad un periodo di chiusura fino a 30 giorni, nel corso dei quali non è naturalmente consentita neppure la consegna a domicilio o l’asporto

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