Adattando l’antica tradizione bizantina del mosaico ai suoi fini concettuali in composizioni su base fotografica, utilizzando l’idea di frammento in contrapposizione con il tutto, Marco Lando presenta alla niArt Gallery, ideato dall’artista per la città di Ravenna, fino al 31 ottobre la mostra Lo spettro della fede. È la naturale evoluzione del suo precedente progetto “Alchemy”, in cui si trovavano scene aeree sbilanciate dove immagini architettoniche, antiche e nuove, fluttuavano tra stelle e lune portentose.

Lando perché questa mostra creata per Ravenna capitale del mosaico?

«Quando conobbi Felice Nittolo, un anno fa, mi propose di pensare ad un progetto per Ravenna. Ho pensato di trattare le tessere di mosaico un po’ come tratto le città che si scompongono e ricompongono in nuove forme. Il titolo è in realtà Specter of belief. Un termine più completo di fede ai miei fini concettuali perché abbraccia il significato di fede religiosa, ma anche quello di credenza, opinione e visione. Va qui inteso più come “visione spirituale” che è un po’ ciò che nel nostro tempo manca».

In quale modo in questo richiamo alla storia del mosaico attraverso lo spazio e il tempo, ha voluto far intravedere anche «la promessa perduta di un domani»?

«Anche qui non sono riuscito a pensare a un mezzo più efficace ed appropriato delle tessere di mosaico per realizzare l’ idea perché nel mosaico convivono dissoluzione e ricomposizione, sia materiale che simbolica. La promessa perduta è un mito tradito, una tradizione offesa».

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