Il datore di lavoro importava clandestinamente gasolio per non pagare l’accisa e risparmiare sui rifornimenti dei camion, mentre i due dipendenti percepivano il Reddito di cittadinanza in Italia, pur risultando regolarmente assunti a San Marino. Sono le irregolarità scoperte dalla Guardia di Finanza di Forlì a carico di una ditta di autotrasporti del Titano, il cui titolare, residente a Pesaro, è indagato per il reato di contrabbando di gasolio. Invece i due autisti, uno residente a Ravenna, l’altro ufficialmente a Napoli anche se si era trasferito in Romagna, sono stati segnalati alla Procura per l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio (punita con la reclusione da uno a tre anni) e all’Inps per l’interruzione dell’irrogazione del beneficio e il recupero delle cifre indebitamente percepite.

Tutto è partito da un controllo della Guardia di Finanza che, transitando a Pieveacquedotto, nei pressi del casello dell’autostrada A14, aveva notato un autoarticolato rifornirsi di carburante da una cisterna all’interno di un capannone. I successivi approfondimenti hanno consentito di accertare che capannone e autoveicolo erano dello stesso proprietario, un imprenditore del settore autotrasporti, con sede a San Marino. Il raggiro allo Stato era semplice: il costo dei rifornimenti veniva notevolmente ribassato grazie all’importazione clandestina del carburante. La società si avvaleva della residenza fiscale nella Repubblica del Titano per acquistare a prezzi più bassi il prodotto che poi distribuiva in Italia, senza pagare le accise, con un danno all’Erario e dando vita a una forma di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti.

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