Ravenna, lascia tutto a badante e compagno: nei guai pure il notaio

Raggiunti i 90 anni era andato dal notaio per fare testamento. Ad accompagnarlo, tuttavia, non c’erano le nipoti, uniche eredi rimaste e totalmente all’oscuro delle ultime volontà dello zio. C’erano invece la badante (una 57enne di origine slovacca) e il compagno 50enne della donna (italiano), entrambi residenti in una frazione del Lughese; proprio quel giorno furono nominati entrambi eredi universali in parti uguali. Nemmeno 10 mesi più tardi, in virtù di quell’atto, sarebbero divenuti beneficiari di un patrimonio ereditario superiore ai 168mila euro.

Ora, alla luce di quel lascito formulato quando già l’anziano si sospetta non fosse più lucido, la coppia è accusata di circonvenzione d’incapace in concorso.

Hanno trascinato nei guai pure il notaio, una professionista 47enne ravennate, alla quale viene contestato di avere commesso un falso ideologico nelle vesti di pubblico ufficiale, redigendo l’atto notarile nonostante fosse facilmente riconoscibile che il 90enne non era più in grado di prendere decisioni di quel tipo.

Morto dopo il testamento

Solitario e sedentario, l’anziano all’epoca dei fatti viveva in una frazione della Bassa Romagna. Dal 2010 era seguito dalla stessa colf, la quale era stata incaricata via via di seguirlo in più aspetti, incombenze economiche e burocratiche comprese. In altre parole gli gestiva il bancomat, consapevole che qualora venisse superata una certa soglia, una delle due nipoti avrebbe ricevuto un messaggio di allerta. Eppure nulla di anomalo è stato mai notificato dalla banca, neppure il pagamento della parcella al notaio.

Si arriva così al 27 dicembre 2017, quando l’anziano muore, un mese dopo avere spento le 90 candeline. Solo allora le discendenti scoprono che il 13 febbraio dello stesso anno lo zio aveva fatto testamento. Tra le carte del lascito, riconoscono pure i documenti con le foto della badante e del compagno. Una sola delle due – ora assistita dall’avvocato Stefano Dalla Valle – decide allora di sporgere denuncia.

Consulenze psichiatriche

Nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Marilù Gattelli con l’ipotesi di circonvenzione d’incapace a carico dei due beneficiari dell’eredità (tutelati dai legali Silvia Alvisi ed Elisa Conficconi), si aggiunge nel corso delle indagini anche il nome del notaio, difeso dall’avocato Ermanno Cicognani.

Per le nipoti, infatti, il vecchio zio non era più in grado di prendere decisioni da solo. Lo sostiene sia la consulenza psichiatrica affidata dalla Procura alla dottoressa Loredana Buscemi, sia la valutazione chiesta dalla parte offesa al medico legale Paolo Fabbri. Sostengono entrambe che il 90enne, al momento di sottoscrivere il documento (mai firmato ma validato dal notaio), fosse affetto da una deficienza psichica associata a uno stato di suggestionabilità, facilmente riconoscibile da un osservatore esterno, non necessariamente dotato di competenze mediche. Valutazione che tira in ballo appunto la professionista che invece validò il testamento, e che a sua volta, dopo avere ricevuto l’avviso di garanzia, si è affidata alla valutazione del dottor Renato Ariatti.

Per l’accusa, ci sono i presupposti per chiedere il rinvio a giudizio, che porterà a breve tutte le parti coinvolte nella vicenda davanti al giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti.

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