Ravenna tra le 25 province italiane a più alto rischio per la diffusione delle varianti del coronavirus: lo studio statistico si basa su dati elaborati da Alberto Gerli, ingegnere che negli ultimi mesi si è contraddistinto per la costruzione di modelli matematici capaci di leggere con grande attendibilità l’andamento delle fasi pandemiche. Nello studio in questione – reso noto dal Corriere della Sera – Ravenna è l’unica tra le province romagnole a essere stata inserita nella lista dei territorio più a rischio, dove figurano, in Emilia-Romagna, anche Bologna, Modena e Parma. Ravenna è stata marcata con il bollino rosso, quella a più alto rischio e che indica “la probabile presenza di varianti nel loro rush iniziale”. Va ricordato che la ricerca effettuata dai laboratori dell’Ausl Romagna ha evidenziato come in regione, in base ai campioni raccolti il 4, il 5 e il 12 febbraio scorsi hanno evidenziato un balzo dalla variante inglese dal 27,9 al 41,3% dei casi sul totale dei campioni.

L’aumento dei casi

I segnali di una ripresa dei contagi purtroppo sono sempre più evidenti; oltre al bollettino quotidiano della diffusione del virus sul territorio, c’è allarme per le file di auto che si sono formate ieri pomeriggio al Pala de Andrè: «Non è la prima volta che mi sottopongo al tampone al drive through – racconta una lettrice -. Negli ultimi mesi ho già fatto tre volte il test, ma una fila lunga come oggi pomeriggio (ieri per chi legge ndr) non l’avevo ancora vista». Ieri per il quinto giorno di fila i casi di coronavirus in provincia di Ravenna salgono oltre quota cento, con un livello di incremento percentuale analogo a quello di un mese fa, quando però la curva era in netta flessione. Si è arrivati al minimo della seconda ondata il primo febbraio, poi i contagi sono risaliti anche se in maniera più lenta rispetto a quanto avvenuto a dicembre. A preoccupare in particolare, nella giornata di ieri, è il tasso di positività: 117 positivi trovati effettuando 887 tamponi, con una percentuale di contagi rispetto ai test superiore al 13 per cento.

Allarme in Bassa Romagna

C’è una certa apprensione nella Bassa Romagna, in particolare nei territori confinanti con l’Imolese. Bagnara di Romagna, Conselice e Massa Lombarda erano stati nella prima ondata comuni sostanzialmente risparmiati dal virus ma le cose sono cambiate. L’incidenza dei casi di positività in questi tre Comuni si attesta su livelli superiori alla media provinciale. «In tutti e tre i Comuni l’aumento dei casi è legato a plurimi focolai familiari», scrive l’Unione dei Comuni, sottolineando come sia ora soprattutto «la fascia sotto i 19 anni» ad essere più interessata. Risulta meno colpita la fascia degli ultrasessantacinquenni e questo spiega perché non si sia rilevato un aumento di ricoveri ospedalieri. I dati: a Conselice sono stati registrati 51 casi nell’ultima settimana, per un’incidenza di 52,46 casi ogni 10mila abitanti; a Massa Lombarda 43 nuovi positivi (incidenza di 40,84 casi); a Bagnara picco nella settimana 8-14 febbraio, dove sono stati individuati 21 casi, con un’incidenza di oltre 7 casi per 10mila abitanti, ma il numero è ridisceso a valori più fisiologici nell’ultima settimana. Ora potrebbero profilare restrizioni locali, come scrivono i sindaci dei tre Comuni: «La situazione induce una certa preoccupazione. Per questo alle misure nazionali accompagneremo alcune azioni locali».

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