Ravenna, la nuova tendenza ai bagni: ora l’apericena è un’esigenza

«Vi devo dividere, purtroppo: tre si mettono in un tavolo e due in un altro». Spiaggia di Marina di Ravenna, orario dell’aperitivo. Alle 18 il grosso dei ravennati arrivato la mattina è già in auto, incolonnato verso la città ma c’è chi si ferma fino a sera, con spritz e birra che si mischiano a portate più impegnative. Con il coprifuoco alle 10, quella che sembrava solo un’orribile crasi dettata dalla moda – “apericena” – diventa realtà. La cura con cui gli stabilimenti balneari, già promossi lo scorso anno su questo fronte, fanno rispettare le regole è maniacale: dopo le 18 niente fila al bancone del bar e cameriere ai tavoli. Si paga subito per evitare l’altra coda, quella alla cassa, e non si sta in più di quattro al tavolo. Per i gruppi maggiori tocca dividersi, magari in tavoli vicini ma distanziati di quel metro che non impedisce la chiacchiera ma rende più difficile il contagio, specie all’aperto.

C’è voglia di libertà nell’aria. Simile per certi versi a quella dello scorso anno ma più consapevole: a maggio del 2020 sembrava tutto finito, Ravenna era stata toccata di striscio (un migliaio i casi accertati, anche se l’Istat dirà poi che c’era almeno il quadruplo della popolazione contagiata) e le mascherine si sono abbassate in fretta. Un anno dopo si può dire che la città abbia vissuto in pieno l’onda d’urto della seconda ondata. Non c’è quasi nessuno che non abbia un conoscente, un amico, un parente che sia stato contagiato. Le file al Pala De André dicono che il virus circola ancora e allora anche durante l’aperitivo, che pur è momento di svago, il retropensiero rimane e le mascherine restano ben attaccate alla faccia. Durante la passeggiata tutti la indossano, i locali sono pieni ma non si vedono assembramenti. Tre bambini in spiaggia giocano, i genitori dicono di stare attenti e non troppo vicini: «Ci sono ancora i mostricciatoli, in giro». Tocca raccontargliela così, e forse è il riassunto migliore di questa primavera che diventa estate.

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